Scuola, legge 107: bocciati i nuovi 3 punti della proposta Fedeli

Scuola: sono stati bocciati dalla commissione del Senato i 3 nuovi punti proposti dal ministro Fedeli in merito alla legge 107. Quali sono e perché? Vediamoli nello specifico.

Scuola: oggi in Senato si è tornati a parlare di scuola con alcuni decreti legislativi proposti in merito alla legge 107. La commissione di Palazzo Madama incaricata di curare l’istruzione ha bocciato vari punti della proposta portata avanti dal ministro Fedeli.

Sono state molte le perplessità che la commissione ha fatto emergere nelle dieci pagine di rapporto. Molti i punti della proposta della Fedeli che non hanno convinto: sicuramente i voti delle prove invalsi sul CV, l’alternanza scuola lavoro, i voti numerici e la possibilità di bocciatura anche alle elementari.

La commissione scuola del Senato pertanto ha chiesto al ministro una sostanziale revisione di questi punti che non funzionano e che si prospettano come deleteri per lo studente piuttosto che migliorativi.

Ma vediamo perché i decreti legislativi proposti sono stati bocciati e che cosa è necessario cambiare.

La bocciatura ed i voti numerici alle elementari

Già in passato l’ex ministro dell’istruzione Stefania Giannini aveva proposto l’istituzione della bocciatura anche alle elementari. Oggi con Valeria Fedeli la proposta è tornata in auge e recita così:

“I docenti della classe in sede di scrutinio, con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”

La commissione non è stata d’accordo e ha ribattuto inserendo due commi che di fatto annullano quanto proposto dal ministro dell’istruzione.

All’interno dei commi viene stabilito che i bambini, anche qualora non avessero raggiunto i livelli di apprendimento stabiliti, vengano ammessi comunque all’anno successivo e alla scuola primaria di secondo grado.

Il secondo dei commi, dopo aver chiarito questo aspetto, specifica che il compito della scuola è colmare le lacune ed i ritardi degli alunni qualora ci fossero. Fermare un bambino, a meno che non si tratti di un caso gravissimo, è più nocivo che altro per la sua formazione non solo scolastica ma anche personale.

Come chiarisce Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, ogni alunno ha i suoi tempi di apprendimento ed il suo percorso di maturazione, che varia a seconda del bambino.

La scuola ha l’obbligo di tener conto di questo: pertanto le insegnanti devono portare avanti insieme il gruppo classe e devono cercare di colmare eventuali ritardi di alcuni elementi con diverse strategie pensate ad personam.

La stessa sorte della bocciatura è toccata ai voti numerici, cassati in direttissima alla scuola primaria. Al posto dei numeri è stata rilanciata la proposta delle lettere: 5 lettere per esprimere le diverse votazioni, su modello americano.

La A corrisponderebbe ad OTTIMO, la B a BUONO, la C a DISCRETO, la D a SUFFICIENTE e la E a SCARSO.

Le prove Invalsi sul curriculum

Anche le prove invalsi registrate sul curriculum dello studente non hanno convinto la commissione che ha chiesto al ministro un dietrofront: infatti è stato obiettato alla Fedeli che la finalità delle prove è e deve continuare ad essere unicamente di valutazione del livello di istruzione degli studenti.

Tale valutazione non serve nello specifico all’alunno quanto piuttosto al ministero dell’istruzione per valutare e capire se sta svolgendo bene il suo lavoro tramite il monitoraggio della preparazione degli studenti. Dato l’obiettivo, è assolutamente inutile inserire i voti delle prove sui CV.

Di fatto dovranno essere cambiati in merito all’articolo 21, i commi 3 e 5 che normalizzano la procedura di registrazione dei voti sul curriculum. Queste le parole della Puglisi in merito:

“Bene l’obbligatorietà della partecipazione alle prove per l’accesso all’esame di Stato ma riteniamo che debbano essere fatte all’inizio dell’anno scolastico e che il voto non debba entrare nel curriculum dello studente. Come stabilisce il Dpr 80 queste prove devono servire alla scuola come strumento per verificare che la propria didattica sia davvero efficace”

Alternanza scuola-lavoro

Secondo l’articolo 15 della legge 107, il raggiungimento di un tot ore di alternanza scuola-lavoro dovrebbe essere la «conditio sine qua non» per accedere alla maturità durante l’ultimo anno.

L’alternanza scuola-lavoro è stata un’ottima proposta della legge Buona Scuola per preparare i ragazzi al mondo lavorativo. Tuttavia il monte ore non può costituire uno dei requisiti per l’ammissione alla maturità.

Infatti è stato verificato che talvolta, in alcuni contesti italiani, non è possibile per il ragazzo il raggiungimento completo di tutte le ore previste. Non tutte le regioni d’Italia hanno le stesse possibilità e possono permettersi di accogliere la proposta.

Pertanto il Governo è stato invitato a prendere in considerazione il fatto che l’articolo 15 della normativa non potrà essere applicato e che pertanto dovrà essere rivisto.

Per saperne di più sulle leggi delega proposte ed approvate in merito alla legge 107, leggi qui Scuola, legge 107: ecco le 8 deleghe del ministro Fedeli