Autore: Stefano Calicchio

Crisi economica

Sciopero fiscale 2020, i commercialisti contro l’amministrazione finanziaria: la protesta per il mancato rinvio di acconti e scadenze

Dopo la conferma delle scadenze fiscali da parte del governo il Consiglio Nazionale dei Commercialisti si prepara a valutare lo sciopero fiscale per chiedere uno slittamento dei termini.

I commercialisti si preparano a varare un vero e proprio sciopero fiscale, mentre il governo ha confermato l’intenzione di non concedere ulteriori proroghe rispetto alle precedenti e attuali scadenze. Una scelta dovuta alla necessità di non mettere in dubbio l’impostazione della Nota di aggiornamento al Def, ma che pone non poche difficoltà per quei contribuenti che già oggi si trovano ad affrontare una situazione tanto drammatica quanto eccezionale per via del Coronavirus.

L’emergenza sanitaria ed economica seguita alla diffusione di Covid-19 ha di fatto dato il via a una delle peggiori crisi degli ultimi decenni e molti lavoratori autonomi, commercianti e imprenditori si trovano davanti a evidenti problemi di liquidità. L’ingorgo fiscale che si è venuto a creare con la proroga delle precedenti scadenze e la conferma degli attuali adempimenti rischia così di trasformarsi per molti nel colpo di grazia rispetto alla prosecuzione dell’attività.

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I commercialisti pronti alla sciopero fiscale: “valutiamo azioni di protesta”

Stante la situazione appena evidenziata, la differenza tra le posizioni rischia di portare verso azioni di protesta e disobbedienza di grande visibilità. È il caso, ad esempio, dell’ipotesi di sciopero fiscale avanzata dai commercialisti. Un’iniziativa che secondo alcuni è difficilmente evitabile, vista l’impossibilità effettiva di procedere con i pagamenti per molti contribuenti.

Secondo l’Associazione Nazionale che rappresenta gli operatori professionali “il governo sta facendo una magra figura, perché tanti meno saranno i contribuenti che autonomamente sceglieranno di non versare il 20 luglio o il 20 agosto con la maggiorazione dello 0,4%, tanto più sarà inevitabile per l’esecutivo fare marcia indietro e riaprire i termini di versamento senza sanzioni fino al 30 settembre”.

Dall’esecutivo, e in particolare dal Mef, sembra però che non vi sia spazio di manovra per un’ulteriore estensione dei termini. Le esigenze di cassa dello Stato non lo permetterebbero. Così, se da qui a fine mese resteranno in essere 246 adempimenti fiscali (in base allo specifico settore di attività,) non potrà che accentuarsi anche il braccio di ferro in essere tra le parti.

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