Autore: Melina Forte

Sciopero - Benzina

7
Nov

Sciopero dei benzinai novembre 2019: quando finisce e perché

È in corso lo sciopero dei benzinai annunciato per novembre. Vediamo quando finirà e il perché della protesta.

Sono in corso le 48 ore previste dallo sciopero dei benzinai indetto da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Anisa Confcommercio con la chiusura degli impianti stradali e autostradali. Vediamo di preciso quando finirà e i motivi della protesta.

Quando finisce lo sciopero dei benzinai e motivazioni

Lo sciopero dei distributori di carburanti riguarda tutto il territorio nazionale. Iniziato alle 6 di ieri, mercoledì 6 novembre, finirà alle 6 di venerdì mattina, 8 novembre.

La protesta è, innanzitutto, contro il Governo che si appresta a varare una miriade di provvedimenti senza valutare l’impatto sulla categoria che invece ha sempre offerto la piena disponibilità a lavorare su misure che avessero al centro l’interesse della collettività.

Nel comunicato unitario di Faib, Fegica, Figisc si apprende che i motivi dello sciopero dei benzinai sarebbero gli adempimenti burocratici e i pagamenti digitalizzati come:

  • la fatturazione elettronica e l’ISA (gli indici di affidabilità fiscale) che penalizzerebbero i benzinai, che sul prezzo pagato dagli automobilisti ricavano un margine inferiore al 2%.
  • i registratori di cassa telematici per l’invio dei corrispettivi giornalieri anche per fatturati di 2 mila euro l’anno.
  • il Das, il Documento di accompagnamento semplificato.

A questo eccesso di burocrazia, si affiancherebbe anche il fenomeno del pieno illegale.
Secondo quanto detto da Confcommercio, le pompe clandestine costituirebbero addirittura il 15% del carburante erogato. Si parlerebbe di milioni di litri di carburante di dubbia provenienza e di miliardi di tasse sottratte al Fisco. La causa di questi problemi sarebbe da ricercarsi proprio nelle grandi compagnie petrolifere che non hanno mai voluto contrastare seriamente i piccoli, medi e grandi impianti nati e cresciuti nell’illegalità. Inoltre, i distributori illegali avrebbero anche il beneplacito da parte della Pubblica Amministrazione e del Mise (Ministero dello Sviluppo economico) i quali, sempre a detta degli organizzatori, «continuano a mantenere un silenzio imbarazzante assistendo, muti, allo scempio che sta generando danni al Paese ed al sistema per alcuni miliardi l’anno».