Autore: Giorgia De Angelis

Sciopero - E-commerce - Amazon - Dipendente

27
Nov

Sciopero Amazon: stop dei lavoratori di Torino e Cuneo in vista del Black Friday

I lavoratori degli stabilimenti di Torino e Cuneo hanno deciso di indire uno sciopero Amazon, che potrebbe mettere a rischio le consegne per il Black Friday.

Come un fulmine a ciel sereno, la notizia dello sciopero di Amazon ha allarmato tutti i clienti dell’azienda, probabilmente già intenti a riempire il carrello degli acquisti in vista dell’attesissimo Black Friday. Tuttavia lo sciopero, come dettato dall’articolo 40 della Costituzione italiana, è un pieno diritto dei lavoratori, che possono avvalersene qualora vi siano delle problematiche collettive all’interno dell’azienda per la quale operano. Gli stabilimenti di Amazon coinvolti nello sciopero in questo caso sono quelli di Brandizzo, nella Città Metropolitana di Torino, e di Marene, in provincia di Cuneo.

Sciopero Amazon: «carichi di lavoro estenuanti» per i lavoratori

Lo sciopero è stato indetto dalla UIL Trasporti del settore logistica, quindi non dai dipendenti assunti direttamente da Amazon, ma dalle aziende esterne che si occupano delle consegne. Questo è un dettaglio che il colosso e-commerce ha voluto precisare fin dai primi accenni alla notizia, specificando che Amazon si avvale di piccole e medie imprese specializzate per la consegna dei prodotti ai propri clienti.
I lavoratori in questione hanno annunciato l’intenzione di uno stop di 16 ore a partire da oggi, mercoledì 27 novembre, senza fornire alcun dettaglio aggiuntivo sull’orario d’inizio della protesta. La causa principale riguarda i ritmi e i “carichi di lavoro estenuanti” a cui ritengono di essere costantemente sottoposti i dipendenti. Altra motivazione che ha spinto allo sciopero di Amazon è stata quella legata alla sicurezza sul posto di lavoro, un altro tema molto delicato e controverso.

L’unica cosa da fare è aspettare e vedere l’impatto che avrà questa protesta dei lavoratori sulla mobilitazione delle consegne per gli acquisti effettuati sulla piattaforma, che attualmente si trova nel bel mezzo della settimana del Black Friday.
Negli anni passati è già successo che venissero indetti scioperi all’interno dell’azienda, ma Amazon ha sempre trovato il modo di ottimizzare al meglio i tempi di consegna contro ogni avversità.

Le condizioni dei dipendenti Amazon

Nonostante questa volta i dipendenti Amazon non siano i protagonisti diretti della faccenda, la mente non può far altro che ricordare le denunce fatte dagli stessi per le condizioni di stress e i ritmi frenetici a cui venivano sottoposti. Grazie al reportage del giornalista inglese James Bloodworth, fintosi dipendente Amazon per 6 mesi, sono venute infatti alla luce le stesse identiche problematiche “denunciate” dai lavoratori degli stabilimenti di Torino e Cuneo.

Nessuna pietà per i ritardi, anche se solo di un minuto, a causa dei quali vengono sottratti dei “punti” al lavoratore, l’accumulazione dei quali potrebbe portare addirittura al licenziamento dello stesso. Stessa sorte anche per chi deve semplicemente andare in bagno, poiché si trova a circa 7 minuti a piedi, contando la vastità dei magazzini.
Sfortunatamente questa è una piaga che affligge tutte le multinazionali leader di un determinato settore, soprattutto la gig economy (come anche Uber), che fatturano miliardi senza peccare in alcun modo di efficienza. Purtroppo, spesso e volentieri, a farne le spese sono i dipendenti.