Autore: Rita Parisi

Coronavirus

RSA, la testimonianza shock di un paziente morto per Coronavirus: «Trattato come un oggetto arrugginito»

Un uomo di 85 anni deceduto per Coronavirus in una RSA ha scritto una toccante lettera di addio ai suoi familiari denunciando quello che accade talvolta in queste strutture.

È la drammatica testimonianza di un nonno, un uomo, che ha deciso di raccontare i suoi giorni all’interno di una RSA, residenza sanitaria assistenziale, poco prima di spegnersi a 85 anni a causa del Coronavirus affidando ad una suora una lettera di addio ai suoi parenti e che è diventata virale. L’epistola è stata pubblicata sul giornale “InTerris” ed è una drammatica e scioccante testimonianza di cosa a volte succede in una residenza per anziani, attraverso le accorate e struggenti parole dell’anziano che scrive: “Da questo letto senza cuore scelgo di scrivervi, cari miei figli e nipoti. L’ho consegnata di nascosto a suor Chiara nella speranza che dopo la mia morte possiate leggerla". L’uomo definisce la struttura che lo ospita: "una prigione dorata" e spiega: «Mi sembrava esagerato e invece mi sono proprio ricreduto. Sembra infatti che non manchi niente, ma non è così. Manca la cosa più importante, la vostra carezza, il sentirmi chiedere tante volte al giorno ’come stai nonno?’».

Coronavirus, nonno dà l’addio ai familiari: “Mi è mancato l’odore della mia casa”

L’anziano nonno scrive ai suoi familiari: «Mi è mancato l’odore della mia casa, il vostro profumo, i sorrisi, raccontarvi le mie storie e persino le tante discussioni. Questo è vivere, è stare in famiglia, con le persone che si amano e sentirsi voluti bene e voi me ne avete voluto così tanto non facendomi sentire solo dopo la morte di quella donna con la quale ho vissuto per 60 anni insieme, sempre insieme».

E spiega di aver ottenuto una penna “per grazia da una giovane donna, l’unica persona che in questo ospizio mi ha regalato qualche sorriso, ma da quando porta anche lei la mascherina riesco solo a intravedere un po’ di luce dai suoi occhi. Non volevo dirvelo per non recarvi dispiacere su dispiacere sapendo quanto avrete sofferto nel lasciarmi".

L’ingresso in RSA: “È stato come entrare già in una cella frigorifera”

L’uomo poi ha spiegato che, in merito alla scelta di trasferirsi presso una casa per anziani: «Sono stato io a convincere i miei figli, i vostri genitori, per non dare fastidio a nessuno, non potevo mai immaginare di finire in un luogo del genere. Apparentemente tutto pulito e in ordine, ci sono anche alcune persone educate, ma poi di fatto noi siamo solo dei numeri, per me è stato come entrare già in una cella frigorifera».

Attraverso parole cariche di dignità, ha spiegato poi: «Nella mia vita non ho mai voluto essere di peso a nessuno, quando ho visto di non essere più autonomo non potevo lasciarvi questo brutto ricordo di me, di un uomo del tutto inerme, incapace di svolgere qualunque funzione». Tuttavia, ha deciso di esprimere il suo rammarico per quella decisione: «Vorrei che sappiate tutti che per me non dovrebbero esistere le case di riposo, le RSA, e quindi, ora che sto morendo lo posso dire: mi sono pentito. Se potessi tornare indietro supplicherei mia figlia di farmi restare con voi fino all’ultimo respiro, almeno il dolore delle vostre lacrime unite alle mie avrebbero avuto più senso di quelle di un povero vecchio, qui dentro anonimo, isolato e trattato come un oggetto arrugginito».

Coronavirus, le parole dell’anziano nonno: “Questo Coronavirus ci porterà al patibolo, ma io già mi ci sentivo”

Per quanto concerne poi l’emergenza Coronavirus che ha prepotentemente investito proprio le RSA, l’uomo ha spiegato: «Questo Coronavirus ci porterà al patibolo, ma io già mi ci sentivo» e ha aggiunto: «l’altro giorno l’infermiera mi ha preannunciato che se peggioro forse mi intuberanno o forse no. La mia dignità di uomo è stata già uccisa. Sai Michelina, la barba me la tagliavano solo quando sapevano che stavate arrivando e così il cambio».

La lunga e toccante lettera si conclude con una sorta di messaggio universale: «Non cerco la giustizia terrena. Fate sapere però ai miei nipoti che prima del Coronavirus c’è un’altra cosa ancora più grave che uccide: l’assenza del più minimo rispetto per l’altro, l’incoscienza più totale. E noi, i vecchi, chiamati con un numeretto, quando non ci saremo più, continueremo da lassù a bussare a quelle coscienze che ci hanno offeso affinché si risveglino, cambino rotta, prima che venga fatto a loro ciò che è stato fatto a noi».