Renzi al Lingotto: ecco il discorso durante la Convention del PD

Conclusa la convention del PD al Lingotto: l’ex segretario Matteo Renzi ha pronunciato il suo discorso ieri, in chiusura. Quali sono stati i temi affrontati? Vediamoli.

Convention PD al Lingotto: in vista delle primarie il PD ha tenuto nel weekend appena trascorso la sua convention di partito al Lingotto, vicino Torino.

L’affluenza è stata davvero considerevole tanto che in molti sono rimasti in piedi: stando ai primi bilanci emerge che hanno partecipato circa 5 mila persone.

Numerosi sono stati gli esponenti del PD che hanno voluto intervenire durante il ritrovo: il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Delrio, il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, la deputata europea Kyenge, il deputato PD Matteo Richetti ed infine Piero Fassino.

Domenica è intervenuto Matteo Renzi accolto dalla folla con gran clamore. L’occasione è stata un trampolino di lancio per l’ex premier che ha intenzione di ricandidarsi come segretario di partito alle prossime elezioni.

Nel suo discorso di chiusura di un’ora circa Renzi ha chiarito punto per punto tutti gli attacchi che si sono susseguiti in questi mesi e anni contro il suo partito ed il suo operato al governo.

Nel dibattito non ha risparmiato nessuno. Ha affrontato diversi temi caldi del momento, a partire dalle critiche ai suoi avversari, per parlare poi di giustizia e lavoro.

Leggi anche gli Argomenti di discussione del dibattito Sky tra Renzi, Emiliano e Orlando

Il discorso di Matteo Renzi al Lingotto

L’ex premier nel suo discorso al Lingotto si è scagliato innanzitutto contro gli scissionisti che hanno provato a smembrare il PD: per l’ex segretario non sono altro che vecchi nostalgici che cantano ancora Bandiera Rossa senza essersi accorti che i tempi sono mutati.

La sinistra vera, per l’ex premier, è quella che è stata presente alla Convention, è fatta di tutti quei cittadini e di quei personaggi che ancora si impegnano per portare avanti il partito senza sventolare prese di posizione utopiche ed inconcludenti. Queste le sue parole:

“Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato: lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra è salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c’è più a difendere i deboli. È un’immagine da macchietta non di politica”

Nei mesi appena trascorsi “qualcuno” ha cercato di distruggere il partito e di approfittarsi della sua debolezza: non è stato possibile perché nonostante tutto dietro al PD c’è una stabilità ed una forza invincibile indipendentemente da chi assume la leadership.

Il poco velato messaggio ovviamente era rivolto a Bersani e a Speranza che sono usciti dal PD per formare un nuovo partito di sinistra con il nome “Democratici e Progressisti”.

Che dire di Massimo D’alema e di Luigi De Magistris? Il primo parla di Ulivo ma è stato il primo a tagliargli le gambe in passato, il secondo invece è passato dalla parte di coloro che stanno distruggendo la sua città.

Nessuna parola contro i suoi avversari Orlando ed Emiliano perché sono parte del partito e stanno lavorando insieme a lui per portare avanti un progetto comune: la rinascita del PD dalle sue ceneri a dispetto di coloro che hanno abbandonato la nave.

Un discorso forte e poliedrico volto a rilanciare la sua figura in vista del 30 aprile, la giornata delle primarie in cui si deciderà chi dovrà essere il nuovo segretario del PD.

Al di là degli attacchi contro i nemici esterni ed interni, durante la convention ci sono stati anche molti altri argomenti all’ordine del giorno. Tra i principali, tre sono degni di nota:

  • Il lavoro: in riferimento al trasferimento Fiat in Italia, Renzi è tornato a parlare di lavoro. Per difendere e rilanciare il lavoro bisogna creare posti di lavoro e l’ex premier è favorevole a chiunque porti avanti questa istanza. E’ il caso di Fiat con Marchionne che ha aperto nuovi stabilimenti e ha così permesso alle persone di tornare in fabbrica sia a Melfi che a Pomigliano;
  • La Giustizia: una delle punte del suo discorso ha riguardato la giustizia da non confondersi con il giustizialismo. Negli ultimi tempi, purtroppo, sono stati accusati moltissimi personaggi politici citati in giudizio ma non ancora dichiarati colpevoli. Ovviamente il riferimento è tutto meno che casuale: non nomina direttamente il padre coinvolto nell’inchiesta CONSIP ma tutti sanno esattamente di cosa si sta parlando. Renzi ha rinforzato il suo discorso dicendo che i processi devono avvenire in aula e non sui giornali o in TV, ne tantomeno spetta al Movimento Cinque Stelle puntare il dito. Se il Movimento è così convinto delle sue posizioni, rinunciasse alla sua immunità parlamentare e si presentasse in tribunale per rispondere alle querele. Questa la sfida che Renzi ha lanciato con forza ai pentastellati che si sono permessi di sparare sentenze senza cognizione di causa sul PD ed i suoi esponenti. Puntuale un riferimento alla Raggi, un abbraccio solidale che non si è ben capito se sia stato più simpatico o comico;
  • Le alleanze possibili: Matteo Renzi durante il suo discorso ha affrontato anche il problema delle possibili alleanze. Sicuramente già escluso in partenza è il sindaco di Napoli De Magistris che ha nominato indirettamente facendo riferimento agli scontri di Napoli durante la visita di Salvini. La colpa di De Magistris sarebbe stata quella di aver messo il bavaglio all’esponente della lega impedendogli di parlare per difendere invece chi distrugge la sua città. Anche se si tratta di Salvini con il quale Renzi non è assolutamente affine per ideologia politica, secondo l’ex segretario il leader della lega doveva avere diritto di parola come tutti gli altri. Il PD certamente non accetterà alleanze con chi non si attiene alla legalità che non è, purtroppo, un valore che possiedono tutti, al quale però il partito vuole continuare ad attenersi.