Autore: Teresa Maddonni

Legge di Bilancio - Tasse - PD - Governo - Movimento 5 Stelle

8
Nov

La plastic tax in manovra fa discutere, si pensa a correttivi: cosa cambia?

La plastic tax inserita in manovra è al centro del dibattito politico e si pensa già a dei correttivi che accontentino ambientalisti e produttori. Ma perché fa discutere e cosa cambia?

La plastic tax prevista in manovra sta facendo ancora discutere e si pensa a correttivi. La micro-tassa sulla plastica è al centro di un animato dibattito e ora si pensa a rimodularla, ma non a eliminarla come aveva chiesto Italia Viva di Renzi e i produttori.

Dopo giorni di botta e risposta il governo, con il ministro dell’Economia Gualtieri, ha annunciato correttivi che cercheranno di calmierare la tassa sugli imballaggi e intanto la Legge di bilancio 2020 è approdata alle commissioni di Bilancio del Senato.

Una manovra ancora da definire dunque, ma sul cambio di rotta in merito alla plastic tax, dopo accese discussioni, non ci sono dubbi: i correttivi sono necessari. perché fa discutere e cosa cambia?

Plastic tax in manovra, ecco perché fa discutere

Plastic tax in manovra per il bene dell’ambiente, ma fa discutere e così si pensa a qualche modifica. Si stanno studiando correttivi mentre la Legge di bilancio 2020 è in esame al Senato. Ma perché, così com’è, fa discutere?

La micro-tassa prevede così come è stata pensata inizialmente, un’imposta sugli imballaggi di plastica, sulla plastica monouso, ma anche tappi ed etichette, vaschette e materiali usati come protezione, fino a un euro al chilo.

Questa tassa non solo è volta a salvaguardare l’ambiente, ma risponde anche alla direttiva europea che prevede l’eliminazione entro il 2021 della plastica monouso: piatti, bicchieri, cotton fioc.

Ancora, la plastic tax prevede degli incentivi per quelle aziende del settore che decideranno di modificare la produzione declinandola su materiale biodegradabile e compostabile; si parlerebbe di un credito di imposta del 10% sulle spese sostenute dalle aziende.

Le prime opposizioni in merito alla plastic tax sono arrivate dai produttori e dalla politica. Italia Viva di Matteo Renzi ha chiesto il ritiro del provvedimento in manovra e di tutta risposta Luigi di Maio ha fatto capire che quella tassa non può essere toccata.

Stefano Bonaccini del Pd, governatore dell’Emilia Romagna, regione leader nella produzione di imballaggi di plastica, ha espresso preoccupazione per la ricaduta che la misura potrebbe avere sulle aziende produttrici del settore e nei giorni scorsi anche Confindustria ha dimostrato contrarietà.

In una nota infatti la confederazione dell’industria italiana ha dichiarato come la plastic tax non andrebbe a modificare i comportamenti umani in termini di rispetto per l’ambiente, ma a penalizzare i prodotti e con forti ricadute su produttori, consumatori e lavoratori.

Il ministro dell’Economia Gualtieri dal canto suo ha dichiarato infine la necessità di applicare la tassazione e ha escluso subito una sua completa eliminazione. Il ministro allo stesso tempo ha fatto sapere che una rimodulazione è comunque necessaria e che sarebbe disposto a parlare con gli operatori del settore.

Con la plastic tax, così come è prevista in manovra, entrerebbero nelle casse dello stato 1,1 miliardi nel 2020 e 1,8 nel 2021.

I correttivi in manovra per la plastic tax: cosa cambia?

Dopo le polemiche in ambito politico sulla plastic tax inserita nella manovra, si pensa a dei correttivi da inserire per modificarla. Ma cosa cambia?

Le strade da perseguire potrebbero essere diverse, ora tutte in fase di ipotesi. Tra i correttivi per cui potrebbe optare il governo, come riporta Il Sole 24 Ore, si starebbe pensando a maggiori incentivi, sotto forma di premi, per quelle aziende che decidono di investire in macchinari per la produzione di materiali riciclabili.

Tra i correttivi si potrebbe prevedere anche una ridefinizione dei prodotti in plastica soggetti alla tassazione, escludendo quelli davvero monouso o quelli con una percentuale di materiale riciclato.

Ancora ultimo correttivo in ipotesi sarebbe quello di ridurre l’imposta, oggi fissata a un euro al chilo. Questo potrebbe essere il punto più controverso nel cercare di ridefinire la plastic tax perché è il provvedimento che più preoccupa i produttori che temono un aumento notevole dei costi di produzione.

Queste sono solo alcune delle strade che si prospettano per ridefinire la plastic tax, in bilico tra gli interessi e la tutela di imprenditori e lavoratori, e la cura dell’ambiente.