Norvegia, crollo dei prezzi del petrolio: quale impatto sull’economia?

Norvegia: il crollo dei prezzi del petrolio minaccia l’economia. A rischio il sistema di welfare, tra i più avanzati al mondo. Ecco perché.

Economia norvegese in crisi? Il successo dell’economia norvegese è da sempre legato al petrolio. Tuttavia, con l’avvento su scala planetaria del fracking i prezzi del petrolio sono crollati e con essi il surplus commerciale della Norvegia - che da anni garantisce ai cittadini norvegesi uno dei più generosi sistemi di welfare al mondo.

Secondo un’analisi condotta da Zero Hedge, nel 2017 gli effetti del crollo dei prezzi del petrolio sulla Norvegia saranno verosimilmente due:

  • peggioramento sostanziale dell’economia e aumento conseguente dell’indebitamento privato;
  • peggioramento delle condizioni di lavoro: il Governo della Norvegia invece di seguire le nuove tecnologie d’estrazione (fracking) ha deciso di puntare sulla pesca per rinvigorire il surplus commerciale e ovviare al crollo dei pezzi del petrolio. Ha così stretto accordi con l’India. Quest’ultima s’impegna ad acquistare prodotti ittici norvegesi in cambio di un’apertura del mercato norvegese hi-tech alle compagnie indiane.

Fracking: la vera ragione del crollo dei prezzi del petrolio

Il petrolio rappresenta circa il 60% dell’export norvegese. Per questo non sorprende che il fracking - la tecnica che consente di estrarre petrolio e gas naturale attraverso la frantumazione della roccia di scisto - abbia intaccato pesantemente le entrate economiche del Paese attraverso il crollo dei prezzi del petrolio.

Perché sono crollati i prezzi del petrolio? Il fracking consente di estrarre energia velocemente e a costi ridotti rispetto alle classiche perforazioni - sulle quali gravano invece costi esagerati di esplorazione e intricate questioni geopolitiche. Il prezzo finale dell’energia estratta seguendo il metodo del fracking, estremamente competitivo sui mercati, porta all’aumento degli stock di greggio invenduto (estratto attraverso perforazione) e quindi alla diminuzione dei prezzi al barile.

Il Governo norvegese è stranamente restio ad abbandonare le classiche perforazioni in nome delle nuove tecnologie di estrazione connesse al fracking. Una scelta che sta ritorcendosi contro l’accumulo di ricchezza (via surplus commerciale) del Paese.

Secondo Zero Hedge, infatti:

"Il surplus commerciale è ciò che ha reso i norvegesi ricchi dando loro una moneta forte con la quale sostenere un sistema di welfare senza conseguenze. Il surplus commerciale ha anche permesso ai norvegesi (prima del crollo dei prezzi del petrolio) di vantare salari tra i più alti al mondo a fronte di una settimana lavorativa tra le più corte".

Per Zero Hedge, in termini economici, l’avvento del fracking sul mercato energetico mondiale e il conseguente crollo dei prezzi del petrolio hanno significato per la Norvegia una riduzione sostanziale dell’export, e quindi del surplus commerciale. Se nel 2013, infatti, l’export di petrolio valeva per la Norvegia 149 miliardi di dollari, nel 2016 la cifra è scesa a 90 miliardi di dollari.

Norvegia: qual è stato l’impatto del crollo dei prezzi del petrolio?

Il crollo dei prezzi del petrolio ha causato una svalutazione della Corona norvegese con conseguente aumento dell’inflazione. Se da un lato la svalutazione ha reso più caro l’import di beni (il che rappresenta un bel problema vista la scarsa diversificazione dell’economia norvegese), dall’altro, contro ogni logica economica, l’export di petrolio non è aumentato.

Nemmeno l’abbattimento dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale della Norvegia ha invertito quella che Zero Hedge ha definito la rotta “anemica” dell’economia norvegese. Senza il rilancio dell’export - e, per riflesso, del surplus commerciale - il Governo norvegese sarà costretto a ridurre la spesa pubblica, con ricadute notevoli sul sistema di welfare.

Zero Hedge segnala inoltre che se da un lato la svalutazione della Corona e l’abbattimento dei tassi d’interesse non hanno sortito gli effetti sperati sull’export, dall’altro sembra abbiano innescato, invece, un meccanismo perverso d’indebitamento privato. Infatti la liquidità a buon mercato sta spingendo i norvegesi a ricorrere al debito per finanziare l’acquisto d’immobili secondo lo schema dei “piggyback loans”, vale a dire la possibilità di contrarre due prestiti sulla stessa proprietà.

Norvegia: accordo con l’India. Ecco perché

La pesca è l’altro grande settore commerciale norvegese dopo il petrolio. L’anno scorso ha fruttato alle casse norvegesi 11 miliardi di dollari. Secondo le informazioni raccolte da Zero Hedge, il Governo norvegese non starebbe perseguendo una strategia di ammodernamento del settore petrolifero nazionale attraverso l’implementazione delle tecniche di fracking.

Starebbe, invece, puntando tutto sulla pesca. Il Governo norvegese si aspetta di reperire dalla pesca le risorse economiche necessarie per ristabilire il livello di surplus commerciale inficiato dal calo dei prezzi del petrolio e scongiurare così il lento deperimento del sistema di welfare nazionale. Come intende procedere il Governo norvegese?

Il Governo norvegese intende accaparrarsi quelle porzioni di mercato estero in cui l’export ittico nazionale è ancora debole. Avrebbe quindi individuato nell’India il partner commerciale adatto alle sue esigenze. I termini dell’accordo dovrebbero essere verosimilmente questi: l’India si impegna ad acquistare pesce norvegese a prezzi non gravati da tariffe esorbitanti in cambio dell’ingresso delle compagnie indiane nel mercato hi-tech norvegese.

Per Zero Hedge la scelta del Governo è fallimentare per due ragioni:

  • le probabilità che la pesca si sostituisca al petrolio come fonte principale di entrata sono del tutto remote;
  • con l’ingresso delle compagnie indiane nel mercato hi-tech norvegese, i salari norvegesi (tra i più alti al mondo, come si diceva) rischiano forti pressioni al ribasso, dato che il prodotto indiano, rispetto a quello norvegese, costa molto meno. Il motivo? L’operaio indiano è meno protetto di quello norvegese e guadagna (e pretende) molto meno.