Autore: Rita Parisi

Napoli, la protesta dei commercianti del Centro Direzionale: “Non ci sono le condizioni per poter riaprire”

Con l’ordinanza firmata dal governatore De Luca torna il delivery in Campania, ma molti ristoratori ed esercenti del Centro Direzionale non apriranno, ecco perché.

Vincenzo De Luca ha firmato recentemente l’ordinanza che consente alle attività legate al cibo d’asporto in Campania di poter riaprire i battenti dopo quasi due mesi di stop. Tuttavia, al fine di contenere l’emergenza Coronavirus e di evitare nuovi casi di contagio, i ristoratori dovranno non solo attenersi a rigide misure di sicurezza, ma dovranno anche rispettare orari di apertura e chiusura prestabiliti e consegnare il cibo richiesto dai clienti online esclusivamente a domicilio. In particolare, da lunedì 27 aprile potranno riaprire pub, gastronomie, ristoranti, pizzerie e gelaterie dalle 16,00 alle 22,00 e bar e pasticcerie dalle 7,00 alle 14,00.

A fronte di tali orari e limitazioni, molti ristoratori di Napoli hanno deciso di non riaprire le proprie attività manifestando il proprio malcontento. Tra questi, anche gli esercenti del Centro Direzionale che si sentono fortemente penalizzati soprattutto dagli orari imposti dall’ordinanza regionale. Ultim’ora News ha intervistato Luigi Parisi, gestore di un rosticceria al Centro Direzionale che ci ha spiegato perché lui e tanti altri suoi colleghi, lunedì 27 aprile non riapriranno le loro attività.

Luigi, lei di cosa di occupa?

Sono titolare di una rosticceria/tavola calda presso il Centro Direzionale.

Come mai protestate contro gli orari stabiliti dall’ordinanza del governatore De Luca?

Perché l’utenza per noi commercianti del Centro Direzionale è prettamente quella degli uffici e si lavora nella pausa pranzo (più o meno dalle 12:00 alle 15:00). Quindi con l’ordinanza che prevede un’ apertura dalle 16:00 alle 22:00 per i ristoratori e dalle 07:00 alle 14:00 per i bar, noi restiamo completamente fuori dal commercio. In più noi del Centro Direzionale abbiamo un ulteriore disagio, ovvero quello dello smart-working intrapreso dai dipendenti degli uffici (cioè tutti i nostri clienti ) che sarà prolungato giustamente ancora per tantissimo tempo. Quindi, anche aprendo avremmo probabilmente un incasso giornaliero pari a zero.

Quali disagi voi ristoratori ed esercenti vi siete trovati ad affrontare in queste settimane di chiusura?

Tantissimi disagi economici, iniziando dai fitti, il condominio, il costo della sorveglianza vigilata del Centro Direzionale, le utenze che sono continuate ad arrivare pur avendo le attività chiuse perché su ogni bolletta i costi maggiori sono per le tasse(trasporto, canone ecc.). Ma il disagio, anzi lo chiamerei danno, più grande è quello morale e psicologico. Nel mio caso, ad esempio, con l’apertura della mia rosticceria da solo 1 anno non ho avuto ovviamente la forza economica per sopperire a questo momento e le umiliazioni sono state tante al punto da dovermi giustificare con tutti i miei creditori (fornitori, proprietaria del locale, commercialista e prestiti con finanziaria).

Secondo la vostra esperienza, le misure adottate dal decreto “Cura Italia” sono sufficienti a tutelare il vostro lavoro?

No, perché l’aiuto più necessario in questo momento è la liquidità immediata, mentre con i 600,00 euro dell ‘INPS e con il decreto per il recupero del 60% del fitto come credito d’imposta non abbiamo risolto nemmeno il 3% dei nostri problemi. Soprattutto perché i tempi sono stati lunghissimi, io ad esempio non ho ancora ricevuto ad oggi 25/04/2020 i 600,00 euro dell’INPS e quindi non ho la liquidità per poter pagare il fitto per chiedere poi cosi l’aiuto del 60% come credito d’imposta… Quindi è un cane che si morde la coda.

Cosa chiedete al governatore De Luca?

Sostegno economico efficace con liquidità immediata per poter pagare i fitti iniziando da quello di marzo, abolizione delle tasse almeno per un anno (Iva, tari, tasse in bolletta, utenze ecc) perché per noi del Centro Direzionale sarà ancora più dura ricominciare ad avere un incasso decente in quanto come dicevo prima, lo smart- working dei nostri clienti si prolungherà ancora per molto tempo(di sicuro fino a settembre) e ovviamente saremo penalizzati… A questo punto molti di noi stanno pensando seriamente che sia più opportuno chiudere l’attività!!

Molti ristoratori si sono lamentati non solo per gli orari da rispettare per l’attività di delivery, ma anche per le stringenti misure di sicurezza da adottare nei locali (mascherine, guanti, camici, sovrascarpe) e hanno contestato l’oggettiva difficoltà ad operare con indosso tali dispositivi di protezione individuale: siete d’accordo? Come si può garantire la sicurezza di clienti e personale secondo voi?

Siamo d’accordo ma solo se sarà la regione a fornirci i materiali per la sicurezza perché di certo non abbiamo la forza economica per far fronte anche a queste spese. Ci dovrebbe anche fornire un servizio di sanificazione dei locali periodico ad esempio settimanale cosi da poter assicurare ai nostri clienti le dovute precauzioni. Inoltre voglio parlare anche di una ulteriore difficoltà presente al Centro Direzionale, ovvero la pausa pranzo che è da sempre un momento di assembramento in quanto tutti i dipendenti degli uffici scendono nella stessa fascia oraria (che dura più o meno un ‘ora) per poter pranzare velocemente e rientrare in ufficio. Quindi anche quando avremo l’ok per la riapertura di una eventuale Fase 3 che ci consentirà di rientrare nei ristoranti, ma con le dovute distanze ecc ecc.: come faremo noi? Dobbiamo di sicuro inventarci un nuovo modo di lavorare.

Come immaginate il vostro futuro professionale? Riuscirete a fronteggiare l’emergenza?

Diciamo che per il momento c’è grande sconforto proprio per tutte le problematiche che ho già esposto, di sicuro la ripresa nel Centro avverrà non prima di settembre. Da soli di sicuro non riusciremo a fronteggiare l’emergenza, ecco perché con questa mia intervista voglio “chiedere” a De Luca di sostenerci considerando che i commercianti del Centro Direzionale si trovano in una doppia difficoltà.