Autore: Costantino Ferrulli

Stati Uniti

2
Giu

Morte George Floyd: l’autopsia della famiglia conferma la morte per asfissia

Mentre infiamma la protesta negli Stati Uniti per la morte dell’afroamericano George Floyd, arriva il responso della autopsia commissionata dalla famiglia, che smentisce la tesi della polizia

Si allarga la protesta per la morte del 46enne George Floyd, l’afroamericano deceduto durante un arresto a Minneapolis (Minnesota). Il video del fermo dell’uomo, che ha fatto il giro del Mondo, mostra il poliziotto Derek Chauvin, che per ben 9 minuti, preme con il ginocchio sul collo del fermato.

"Non riesco a respirare, non riesco a respirare. Non uccidermi", le ultime parole di Floyd, prima di spirare, per un “incidente medico” secondo la polizia. Una tesi confermata dall’autopsia ufficiale, che aveva escluso l’asfissia traumatica e lo strangolamento, attribuendo la causa del decesso al complicarsi di alcune patologie pregresse dell’uomo.

George Floyd morto per asfissia

La versione ufficiale, delle cause del decesso, è stata da subito contestata dalla famiglia della vittima, che ha commissionato un’altra autopsia, il cui esito smentisce quando dichiarato dalla polizia. George Floyd, infatti, sarebbe morto per asfissia causata da compressione al collo e alla schiena.

Lo ha comunicato alla stampa, Antonio Romanucci, avvocato della famiglia Floyd. Il legale ha anche sottolineato che, tutti gli agenti presenti durante il fermo di polizia, sono penalmente responsabili della morte dell’afroamericano. Oltre al ginocchio sul collo, anche il peso degli altri due poliziotti sulla schiena di George Floyd, avrebbe contribuito alla morte, per asfissia, dell’uomo.

Donald Trump portato nel bunker sotterraneo della Casa Bianca

Il responso dell’autopsia commissionata dalla famiglia, probabilmente contribuirà ad alimentare una protesta che, nonostante il licenziamento dei poliziotti coinvolti, e l’arresto con l’accusa di omicidio colposo di Derek Chauvin, non accenna a placarsi, tanto da aver costretto persino il presidente Donald Trump, a rifugiarsi per un’ora nel bunker sotterraneo della Casa Bianca, mentre la protesta divampava a Washington.

Dopo sei giorni di proteste sono tre le persone decedute negli scontri, due a Davenport (Iowa) e una a Louisville (Kentucky), oltre ad una cinquantina di agenti feriti. Arrestate più di 4.000 persone, tra le quali anche Chiara De Blasio, la figlia 25enne del sindaco di New York, fermata durante una manifestazione degenerata in tafferugli e auto della polizia date alle fiamme, nei pressi di Broadway. Ben 140 le città nelle quali si sono svolti cortei di protesta, in 42 di queste, oltre a tutta l’Arizona, è stato imposto il coprifuoco. Schierati 5 mila membri della Guardia Nazionale in 15 stati e a Washington D.C.