Autore: Fabiola Iuliano

29
Ago

La sorella di Kim Rossi Stuart: «Mio figlio bipolare costretto a stare in carcere, non è un criminale»

È un urlo di dolore quello lanciato da Loretta, sorella di Kim Rossi Stuart: suo figlio Jack, bipolare e con un passato da tossicodipendente, è costretto a...

Sono in pochi a conoscere la storia di Giacomo Seydou Sy, figlio di Loretta, sorella di Kim Risso Stuart. Il nipote dell’amatissimo attore, volto del Commissario Maltese e del «Freddo» di Romanzo Criminale, soffre infatti di una patologia molto grave, il bipolarismo, ma oggi è costretto a vivere in carcere per mancanza di posti nelle strutture che invece dovrebbero accoglierlo. «E’ arrivato al culmine. L’ho visto ieri, è una bomba pronta ad esplodere», spiega Loretta, la sorella dell’attore, ad Adnkronos. «Se ora commette una stupidaggine - aggiunge - si rovina la vita per sempre». Jack, questo il nome con il quale amano chiamarlo amici e familiari, è un ex pugile professionista la cui carriera è stata stroncata dalla tossicodipendenza; un percorso di distruzione che avrebbe contribuito ad aggravare il suo quadro clinico generale, causando il lui reazioni imprevedibili:

"Con questo bipolarismo quando assume delle sostanze - spiega infatti la sorella di Kim Rossi Stuart - va subito fuori di testa".

Tuttavia, conferma: «Non è un criminale», solo un ragazzo che ha bisogno di una struttura adatta che possa rimetterlo in piedi dopo ciò che ha subito.

"Mio figlio Jack senza le cure adeguate", la denuncia di Loretta Rossi Stuart

Nel passato di Giacomo Seydou Sy pesano infatti due arresti, uno per resistenza a pubblico ufficiale, l’altro per un furto da circa 60 euro, a quanto pare messo a segno proprio mentre si trovata in stato psicotico. Questo non gli ha evitato un periodo di detenzione a Rebibbia, ma quando lo scorso maggio ha finito di scontare la sua pena, per lui non si sono aperte le porte della struttura che avrebbe dovuto ospitarlo per un altro anno: «E’ un internato - spiega sua madre ad Adnkronos - da tre mesi è obbligato a stare in carcere, senza le cure adeguate, perché non c’è posto nella struttura alternativa dove dovrebbe andare. La lista d’attesa è pazzesca». Per questo motivo, oggi Loretta Rossi Stuart si batte per veder riconosciuto a suo figlio il diritto di poter accedere a una di queste strutture:

"Dopo la sacrosanta chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e la svolta, indispensabile per un paese civile, verso la trasformazione in strutture più piccole dove i pazienti sono curati e non semplicemente rinchiusi (le Rems), il problema è che queste strutture sono ancora pochissime! Nel Lazio sono 3-4, 80 in tutta Italia a fronte di un fabbisogno di 120".

La sorella di Kim Rossi Stuart: «mio figlio non fa audience, non attira like»

Secondo Loretta Rossi Stuart, il periodo di detenzione al quale suo figlio Jack è stato sottoposto fino a oggi è stato particolarmente duro. Per questo oggi spera che per suo figlio, che ha finito di scontare la sua pena, possa esserci un’alternativa alla vita dietro le sbarre: «Non si può trattenere in carcere chi è stato destinato ad una struttura di cura», spiega la sorella dell’attore. «Le Rems vanno potenziate, questo è il problema! Ma non fa audience, non attira like, non interessa nessuno». Loretta Rossi Stuart pone infatti l’accento sui numerosi «episodi di suicidio avvenuti recentemente in carcere di giovani in attesa di ingresso in una struttura psichiatrica». Inoltre, spiega la madre di Jack,

"mio figlio è stato un mese in isolamento, da solo in una cella spoglia. Anche una persona sana va fuori di testa, figuriamoci chi ha problemi psichiatrici".