Autore: Luca Diamante

Coronavirus - Italia

11
Mar

La rivolta nelle carceri: 12 morti e 41 agenti feriti, oltre 35 milioni di danni

Negli ultimi giorni le carceri italiane sono state teatro di violente rivolte, incendi e scontri. Ecco il pesante resoconto.

La diffusione del coronavirus in Italia e nel mondo è estremamente pericolosa non solo per il virus in sé per sé, ma anche per tutte le conseguenze che esso si porta dietro. Probabilmente siamo ancora all’inizio dell’epidemia, almeno per quanto riguarda il nostro paese, ma sono già evidenti i danni che il virus porta con se, e non stiamo parlando dei danni diretti alla salute umana.

La giornata di lunedì è stata catastrofica per l’economia milanese ed italiana con Piazza Affari che ha chiuso con oltre l’11.5% ed il prezzo del petrolio crollato del 30%. Le conseguenze non si fermeranno solo al piano economico, è evidente, per esempio, che stiano già colpendo il mondo delle scuole e dell’università. I programmi scolastici, i corsi, le date per lauree ed esami dovranno essere modificati ed il sistema scolastico dovrà adattarsi alla didattica smart, ossia una didattica il cui mezzo principale è il computer ed internet, e non una penna ed una lavagna.

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La pericolosa situazione dei carceri italiani

L’altra conseguenza lampante, almeno in Italia, è stata la rivolta nelle carceri. Dopo la firma del nuovo decreto, quello di sabato sera, nelle carceri italiane sono scoppiate diverse rivolte, molto spesso anche violente. Partiamo dal presupposto che se il virus dovesse diffondersi all’interno di un carcere la situazione verrebbe di difficilissima gestione: i malati dovrebbero essere spostati negli ospedali, il contagio sarebbe facilissimo in quanto gli ambienti sono ristretti e l’igiene non è massima e probabilmente si finirebbe con l’isolamento di carcerati e personale medico e di polizia che lavora nel carcere. Per evitare questa situazione abbastanza ingestibile il decreto prevede il totale isolamento delle carceri: gli incontri con i famigliari avverranno tramite webcam, i contatti tra i detenuti saranno ridotti al minimo e si miglioreranno le norme igieniche.

I carcerati hanno dimostrato tutta la loro opposizione a questi provvedimenti. Sono scoppiate delle rivolte in quasi tutte le prigioni d’Italia: da Bari a Palermo, da Milano a Modena, passando per Parma, Alessandria, Foggia e decine di altre città.

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I numeri delle rivolte

In alcuni casi la situazione è degenerata, ci sono stati veicoli incendiati, evasioni e addirittura morti con cause che sono ancora in fase di accertamento. Mentre iniziano le prime indagini, si contano anche i danni: 35 milioni di euro di danni, 41 agenti di polizia feriti, 19 persone ancora evase (erano molte di più, ma una parte è stata recuperata e riportata in prigione) e ben 12 detenuti morti.

Su queste morti si sta ancora indagando, secondo le prime notizie sembrerebbero dovute all’overdose di metadone e psicofarmaci, in molti casi, infatti, le infermerie sono state prese d’assalto e rapinate. Il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, riporterà oggi in parlamento quanto accaduto. La sua intenzione è quella di portare l’argomento al centro del dibattito non solo perché la situazione rischia di diventare ingestibile, ma anche perché il problema del sovraffollamento delle carceri esiste da anni e nessuno è ancora stato in grado di risolverlo