La rabbia della Muraro: “Ho toccato un sistema di potere, mi hanno fermata”

L’ormai ex assessore all’Ambiente del Comune di Roma Paola Muraro attacca dopo le dimissioni: “Volevo cambiare da dentro l’Ama, mi hanno fermata”.

Passa al contrattacco Paola Muraro dopo le dimissioni dalla carica di assessore all’Ambiente del Comune di Roma, decisione scaturita dopo l’essere stata raggiunta da un avviso di garanzia per presunte violazioni del testo unico ambientale.

Ho toccato un sistema di potere che ha reagito - ha commentato quest’oggi la Muraro - Volevo cambiare da dentro Ama, mi hanno fermato”. Parole dure quelle dell’ex assessore, che non risparmia una frecciata anche al Movimento Cinque Stelle reo di averla trattata male, in difesa del suo operato in questi comunque suoi travagliati mesi di assessorato, dove oltre alle continue polemiche sul suo coinvolgimento in alcune inchieste giudiziarie, si è trovata tra le mani anche la patata bollente dell’Ama, l’azienda che si occupa dei rifiuti della capitale sommersa dai debiti e da gravi inefficienze nei servizi.

I capi d’accusa contro la Muraro

La vicenda delle indagini a carico di Paola Muraro hanno praticamente accompagnato fin dalla propria nascita la giunta grillina del sindaco Virginia Raggi, trionfatrice al ballottaggio di giugno contro il candidato del Pd Roberto Giachetti e che, assieme alla compagna di Movimento Chiara Appendino a Torino, per la prima volta aveva portato i pentastellati alla guida di una grande città italiana. A luglio infatti l’ex assessore aveva comunicato alla Raggi di essere iscritta nel registro degli indagati, con il sindaco che però si era dimostrato garantista fino però alla notizia dell’arrivo dell’avviso di garanzia, che hanno portato alle dimissioni di una figura diventata ormai troppo scomoda per la Giunta.

I fatti contestati riguardano il periodo in cui l’ex assessore ha svolto diverse consulenze per conto dell’Ama. Nel particolare si tratterebbe della presunta violazione dell’articolo 256 comma 4 della legge 2006, che sono riconducibili a reati ambientali che sarebbero stati commessi assieme ad altre quattro persone nella gestione degli impianti Tmb di Rocca Cencia e di via Salaria. Per l’accusa di abuso di ufficio invece, in merito sempre alla stessa vicenda, si starebbe andando verso una richiesta di archiviazione.

Caso Muraro: bagarre in Campidoglio

Gli sviluppi della vicenda naturalmente non poteva non avere strascichi anche in Campidoglio, dove ci sono stati momenti di grande tensione. La seduta consiliare infatti, che avrebbe dovuto trattare il tema anch’esso spinoso del bilancio, si è aperta con la richiesta da parte di alcuni esponenti del Pd di avere spiegazioni in merito alla vicenda Muraro ma, dopo il rifiuto da parte del Presidente dell’assemblea il pentastellato Marcello Di Vito, in aula sono stati esposti cartelli da parte di alcuni consiglieri del Partito Democratico, che ironizzavano sul video realizzato la notte prima dal sindaco Raggi lamentandosi dell’assenza del primo cittadino.

La plateale protesta ha scatenato la reazione dei grillini e, quella scaturita, è stata una gazzarra che solo per poco non si è tramutata in una rissa da saloon. Un episodio che pone l’accento di come sia tutt’altro che sereno il clima in Campidoglio, dove si risentono anche molto gli strascichi di quello che sta avvenendo in questi giorni poco distante, dove nelle aule parlamentari il nuovo governo Gentiloni sta cercando di ottenere la fiducia dopo l’esito del Referendum e le dimissioni dell’ex Premier Matteo Renzi.