Autore: Stefano Calicchio

Crisi economica

La Fieg chiede all’Agcom la sospensione di Telegram: ecco perché

La Federazione Italiana Editori e Giornali interviene contro la diffusione di periodici gratis nel sistema di messaggistica Telegram: chiesta la sospensione dell’App.

Tra gli effetti dell’accelerazione nel ricorso all’utilizzo dei sistemi di messaggistica dovuti al Coronavirus vi è anche la crescita della pirateria di giornali e riviste. Un fenomeno già noto, ma in dilagante incremento. Il tutto con un evidente danno per gli editori e per tutta la filiera, nonché del circuito della stampa.

Per cercare di porre un rimedio alla situazione è scesa in campo la Federazione Italiana Editori e Giornali, con l’invito diretto all’Agcom di sospendere l’App Telegram, attuando così un “provvedimento esemplare e urgente”. La richiesta deriva dall’analisi dei dati e dall’emergere di un incremento della pratica illecita di diffusione dei quotidiani e dei periodici all’interno della piattaforma.

Un fenomeno che secondo il Presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti, ha ormai raggiunto “livelli intollerabili”. D’altra parte, a conferma della drammaticità della situazione (che va a colpire un settore già in crisi negli ultimi anni) vi sono i dati raccolti grazie agli ultimi monitoraggi effettuati dagli uffici tecnici della Federazione.

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L’analisi della diffusione e distribuzione illecita di giornali nelle app di messaggistica

All’interno del comunicato diffuso dalla Fieg a conferma della richiesta d’intervento sono stati indicati anche i dati relativi alle ultime analisi del fenomeno. Su dieci canali aperti in via esclusiva per la distribuzione illecita di giornali si sono registrati complessivamente 580mila utenti, con una crescita delle iscrizioni del 46% nell’ultimo trimestre ed un contestuale incremento dell’88% rispetto alle testate condivise.

Gli uffici della Federazione hanno anche considerato il potenziale rischio derivante dalla diffusione delle copie pirate all’esterno della piattaforma Telegram, con una perdita potenziale che è stata definita come allarmante. “In una ipotesi altamente conservativa, stimiamo 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno: un dato di fronte al quale confido che l’Autorità di settore voglia intervenire con fermezza e tempestività”.

Ma il rischio più grande è probabilmente la possibilità che questa pratica si consolidi ulteriormente, distruggendo così il lavoro di migliaia di persone che si occupano di mantenere in vita la filiera della stampa. Dagli editori ai giornalisti, fino ai poligrafici, ai distributori e agli edicolanti. Persone che si occupano di garantire con continuità l’informazione anche in un momento delicato e drammatico come quello attuale.

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