Istat: italiani più soddisfatti della vita, ma sale l’incertezza per il futuro

L’Istat divulga il rapporto Bes 2016 (il benessere equo e sostenibile in Italia) che rivela più soddisfazione per la propria vita, ma anche un aumento dell’incertezza per il futuro.

L’Istat divulga il Bes 2016, il rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia.
Ciò che risulta da tale rapporto è che gli italiani hanno raggiunto un grado di soddisfazione maggiore per la propria vita a fronte, però, di un aumento dell’incertezza per il futuro.
Il Bes 2016, realizzato dall’Istat, offre un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese.

Istat: quanto sono soddisfatti gli italiani rispetto agli europei

Nel 2016 l’indicatore relativo alla soddisfazione complessiva per la propria vita ha avuto una lieve ripresa in Italia rispetto al calo avuto fra il 2011 e il 2012, anni in cui la crisi economica si è inasprita, per poi mantenersi stabile negli anni successivi.

A comunicarcelo è l’Istat con il Rapporto Bes 2016 (rapporto sul benessere equo e sostenibile) relativo alla condizione italiana.
I fattori che concorrono alla determinazione del livello complessivo di soddisfazione sono molteplici e comprendono elementi di natura materiale ed immateriale.
Tra questi, ad esempio, vi è sia la condizione economica e la salute, ma anche fattori inerenti alla cultura e alla sfera relazionale.

Comparando i dati disponibili con quelli provenienti dagli altri paesi europei, riferiti quest’ultimi al 2013, l’Italia mostrava valori più bassi rispetto alla media europea, anche se in misura minima.
Considerando una scala di valutazione che va da 0 a 10, infatti, i cittadini europei con più di 16 anni si erano attestati su un valore medio pari al 7,1 mentre in Italia il valore medio era di 6,7.

Analizzando il risultato più da vicino è possibile notare, però, che la percentuale di cittadini che esprimevano una valutazione molto alta sulla soddisfazione complessiva per la propria vita (quindi un punteggio di 9 o 10) era del 14,2%, nettamente inferiore a quella europea che invece si attestava al 29,1%.
Tale valore era sicuramente legato al fatto che il 2013 per l’Italia è stato un anno in cui la crisi economica è stata sentita in maniera abbastanza forte e collocava l’Italia nella parte medio bassa della graduatoria europea.

La soddisfazione per la propria vita in Italia nel 2016 secondo l’Istat

Nel 2016 si registra, dunque, un miglioramento della soddisfazione complessiva della vita nel nostro paese.
In particolare la quota di persone che esprime una soddisfazione complessiva compresa fra 8 e 10 è aumentata, arrivando ad una percentuale del 41% (nel 2015 era 35,1%).

Un fattore importante che ha influito sulla soddisfazione complessiva della vita è quello legato al tempo libero, del quale si dichiara molto o abbastanza soddisfatto oltre il 66% degli italiani. Tale valore, però, aveva registrato una ripresa già nell’anno 2015 e, rispetto a quest’ultimo, è rimasto stabile.

Dobbiamo tener presente, però, che ci sono differenze territoriali fra i valori di benessere soggettivo, facendo registrare mediamente valori più alti a Nord e al Centro rispetto al Sud.
Le differenze di genere sono invece contenute, mentre sono più importanti quelle relative alla condizione professionale.
Ad esempio coloro che sono in cerca di occupazione raggiungono a malapena una percentuale di soddisfazione pari al 30%.
Ad essere più soddisfatti sono, mediamente, i giovani e quelli che sono attivi nel mercato del lavoro o impegnati in una attività formativa.

Va, inoltre, sottolineato che il benessere soggettivo è fortemente legato all’età e che, dunque, l’aumento registrato rispetto al 2015 è dovuto ad una crescita più rilevante fra i giovanissimi (14-19 anni) e le fasce intermedie di età (35-54 anni).

Gli italiani si sentono più incerti per il loro futuro

Se da una parte l’Istat ci comunica con il Rapporto Bes 2016 che gli italiani sono più soddisfatti della propria vita, dall’altra emerge anche una maggiore incertezza per il futuro.

Diminuisce, infatti, il numero di persone che è convinto che nei prossimi 5 anni la propria condizione possa migliorare, che però viene sostituito da un senso di incertezza più che da una visione pessimistica.
Gli italiani, dunque, non pensano che la loro condizione subirà un peggioramento, ma si dicono incerti su quanto potrebbe accadere.

Si attesta intorno al 26% la quota di coloro che si dicono ottimisti verso il futuro (nel 2015 il valore era del 28,1% ), mentre diminuisce la quota di coloro che pensano che le cose possano andare peggio (15,3%) rispetto al 2015 (17,4%) e aumenta la percentuale di chi si dice incerto (25,4% dal 23,5% del 2015), ossia di chi non esprime una valutazione precisa.
Anche in questo caso ci sono differenze territoriali (più contenute) che vedono il Nord e il Centro fare previsioni per il futuro più ottimistiche rispetto al Sud.