Autore: Ranjitha Mancini

Matteo Renzi - inchiesta - appalti - Corruzione

17
Feb

Inchiesta Consip, padre di Renzi indagato per traffico di influenze

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, è indagato a Roma nell’inchiesta sugli appalti Consip per traffico di influenze. A breve l’interrogatorio con i magistrati.

Inchiesta Consip: Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del consiglio Mattero Renzi, è indagato dalla Procura di Roma nell’inchiesta sugli appalti Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Il reato che gli viene contestato è quello di concorso in traffico di influenze.

Tiziano Renzi è coinvolto nell’inchiesta Consip con l’accusa di aver agevolato l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo per la concessione di alcuni appalti. Tutto ciò in concorso con Carlo Russo, amico di famiglia e titolare di alcune società a Scandicci.

Il procedimento avviato dai pm romani rientra nell’ambito dell’inchiesta avviata a Napoli lo scorso dicembre, nella quale risultano indagati anche il ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri, il generale Emanuele Saltalamacchia. Tutti sono accusati di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi interrogheranno Tiziano Renzi già la prossima settimana a Piazzale Clodio e gli contesteranno quanto emerso da numerose intercettazioni. Ecco tutti i dettagli dell’inchiesta.

Inchiesta Consip: Tiziano Renzi respinge l’accusa di traffico di influenze

Tiziano Renzi ha ricevuto ieri a Scandicci un invito a comparire nel quale si ipotizza a suo carico il reato di traffico di influenze, come confermato dal suo legale, l’avvocato Federico Bagattini.

Ciò che i magistrati capitolini andranno ad approfondire sono i rapporti tra il padre dell’ex premier e l’amico-imprenditore Carlo Russo, il quale aveva stretti contatti con Alfredo Romeo, principale protagonista dell’inchiesta Consip. Nell’indagine, che viene di fatto coordinata da due Procure, l’attenzione degli inquirenti è rivolta soprattutto ad una gara d’appalto bandita nel 2014 e denominata Fm4 (Facility management).

Infatti, sono stati intercettati vari colloqui telefonici tra Romeo e l’ex deputato Italo Bocchino, «consulente» dell’imprenditore, dai quali sarebbero emersi trattative e incontri riservati per aggiudicarsi le commesse della Consip e appunto della gara di Facility management, del valore di 2,7 miliardi di euro e suddivisa in diversi lotti: un super appalto per la fornitura pluriennale dei servizi gestionali di uffici pubblici, centri di ricerca e università.

Così come il ministro Lotti e il generale Dal Sette, che hanno negato di aver mai rivelato ai vertici di Consip l’esistenza di indagini, anche Tiziano Renzi ha respinto ogni accusa, affermando

"Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina neanche conoscevo l’esistenza di questo reato che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati, cui va tutto il mio rispetto, potranno verificare. I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro."

Tiziano Renzi indagato per traffico di influenze: in cosa consiste il reato

Il reato di traffico di influenze, contestato a Tiziano Renzi in concorso con altri, è stato introdotto nel codice penale italiano nel 2012, ma è comparso per la prima volta nell’ordinamento penale europeo in Francia, con una legge del 4 luglio del 1889.

Tale reato, contenuto nell’articolo 346-bis del codice penale, ha come obiettivo quello di sanzionare anche il ruolo del mediatore di un accordo corruttivo, al fine di prevenire la corruzione stessa.

L’articolo 346-bis, dunque, prevede che chiunque sfrutti i propri rapporti personali con un pubblico ufficiale, o con un incaricato di un pubblico servizio, per dare o promettere vantaggi economici e chieda denaro in cambio di questa sua mediazione, sia punito con la reclusione da 1 a 3 anni.

La pena viene poi aumentata se il soggetto stesso che commette l’illecito è un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, oppure nei casi in cui il reato interferisce con l’esercizio di attività giudiziarie.