Autore: Debora Cavallo

25
Nov

Il Po fa paura, sgomberati i locali sui lidi

Il Po è sorvegliato, l’allerta è arancione. Le cautele sono indispensabili.

Il maltempo non dà tregua. Nell’anniversario dell’esondazione di tre anni fa, il Po torna a fare paura. E’ stata una domenica difficile a Torino, dove la piena del Po ha superato il livello di guardia con i Murazzi completamente sommersi. Uno scenario già vissuto, un sogno premonitore che si avvera, nuovamente, malauguratamente. L’acqua sale, il Po non si arresta, ciò che era strada ora non si vede più.

I portoni storici dei murazzi si vedono solo per metà. I locali si possono ormai solo intravedere, galleggiano sospesi sull’acqua, per meglio dire; sott’acqua. Piogge intense che lasciavano presagire una situazione di allerta. Prima di ogni comunicazione nella serata di venerdì si iniziava a temere un’esondazione. Il livello del Po pronto ad avvicinarsi, per fare sempre più paura.

Titolari e dipendenti di molteplici locali lungo i murazzi si sono messi a lavoro da subito, pur di salvare quel che si poteva. Un salvataggio dapprima blando, sempre più disperato nelle ultime ore prima dell’allontanamento dai locali, quando l’acqua del Po stava ormai per toccare il livello della strada. Attività e locali preparati, ormai addestrati nel sentore di quella paura, già vissuta.

Un’ordinanza comunale nella serata di Sabato 23-11 ha disposto la chiusura di attività produttive, commerciali e di ristorazione lungo il fiume Po.

Una tensione a cui comunque non ci si fa mai l’abitudine, una paura sempre accompagnata da un barlume di speranza, per cui si prega che il fiume non esondi eccessivamente. Può suonare anomalo ascoltare discorsi rassicuranti mentre crollano porzioni di viadotti, i fiumi esondano e le frane si staccano.
Ricordiamo ancora l’alluvione che vent’anni fa colpì duramente il Piemonte con le esondazioni del Po e del Tanaro. Le vittime furono 70, i senza tetto ben 2000. Era il 5 Novembre del 1994, in 48 ore caddero ben 600 mm di pioggia per i quali oggi avremmo parlato di bombe d’acqua.

Una ricorrenza, il mese di Novembre, che si avvicina con sempre più frequenza. Era lontano quel 1994, che nessuno avrebbe voluto rivivere. Sono invece trascorsi solo 3 anni da quei terribili giorni di fine novembre del 2016, quando l’alluvione mise nuovamente in ginocchio Torino e molte altre città. La piena del Po non risparmiò neppure i battelli di navigazione Valentino e Valentina, che naufragarono per poi vederli affondare. Occhi increduli fermi a guardare, immobili; così impotenti, dinanzi a uno scenario per cui si può solo rimanere ad osservare nella speranza che finisca il prima possibile.

Titolari dei propri locali, per cui hanno investito forze e denaro, impotenti nel vedere i loro sacrifici affondare assieme al proprio locale. Cittadini del posto abituati ad una corsa mattutina, studenti soliti nel recarsi in aula studio, ragazzi impellenti di divertirsi all’interno dei locali di movida torinese, tutto questo veniva distrutto sotto gli occhi di tutti. Il corso impetuoso pronto a trascinare via tutto ciò che poteva, tutto ciò che trovava.

Molte le persone sospese su quei ponti, con lo sguardo rivolto verso il basso per vedere cosa quella potenza naturale fosse in grado di fare. L’acqua che prepotente sradicava i portoni dei murazzi per entrare al loro interno, ed uscire trascinando via con sé sedie, tavoli, ogni oggetto che potesse trovare. In questi giorni, fortunamente, i danni sembrano inferiori, ma le domande e l’angoscia rimangono le medesime. Gestori e proprietari aspettano di rientrare nei locali, vissuti come case, per vedere cosa l’acqua ha lasciato, e cosa ha scelto di distruggere, nuovamente.

Attività e locali completamente sommersi, infatti, sfiorano i 4 metri d’acqua al loro interno. Era prevista alle 12 di domenica 24-11 la piena del Po, che pur avendo tardato si è palesata intorno alle 14 del pomeriggio. Il fiume ha così lambito le arcate dei ponti.