Autore: Paolo Marsico

7
Feb

Il boss Graviano parla al processo in Calabria chiamando in causa Silvio Berlusconi

Giuseppe Graviano, boss palermitano, ha parlato della sua latitanza e del fatto di aver incontrato più volte per questioni d’affari Silvio Berlusconi

Il boss pelermitano, Giuseppe Graviano, ascoltato in videoconferenza a Reggio Calabria, nell’ambito del processo “Ndrangheta stragista”, ha rilasciato una serie di dichiarazioni riguardanti la sua latitanza ed alcuni incontri con l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

L’incontro con Silvio Berlusconi

“Non solo ha più volte incontrato Silvio Berlusconi – ha dichiarato Graviano - ma la mia famiglia con lui era in società”. Nell’intervento del boss al processo, si è parlato addirittura di una collaborazione in affari tra la sua famiglia e Silvio Berlusconi.

“Mio nonno materno, Quartanaro Filippo, era una persona abbastanza ricca – spiega Giuseppe Graviano - era un grande commerciante di ortofrutta. Venne invitato a investire soldi al nord, perché era in contatto con Silvio Berlusconi. Una valanga di miliardi – continua - da investire nell’immobiliare, con quota di partenza di 20 miliardi raccolta fra diverse famiglie.

Gli affari del nonno del boss con l’ex premier

“Mio nonno – ribadisce Graviano - mi disse che era in società con queste persone, mi propose di partecipare pur specificando che mio padre non voleva. Io e mio cugino Salvo – continua - abbiamo chiesto un consiglio a Giuseppe e Michele Greco, che mi dissero che qualcuno doveva portare avanti questa situazione e abbiamo deciso di sì. E siamo partiti per Milano. Siamo andati dal signor Berlusconi – afferma il boss siciliano - mio nonno era seguito da un avvocato di Palermo che era il signor Canzonieri”. Graviano ha parlato di affare ufficiale, tutto legittimo ed in regola.

Un’affare lungo almeno dieci anni

“Il primo incontro avvenne nell’hotel Quark, nell’83 – spiega ancora Graviano - c’erano Berlusconi, mio nonno e mio cugino Salvatore. Noi affiancavamo mio nonno perché era anziano e dovevamo essere pronti a prendere il suo posto. Siamo andati con questa situazione – continua -di tanto arrivavano un po’ di soldi e mio cugino non li divideva, ma li reinvestiva. Nel tempo – continua Graviano – qualcuno dei soci si è sfilato, ma l’affare, sarebbe andato avanti spedito fino al ’93”.