Autore: Dario Marchetti

26
Dic

Gualtieri a favore dell’intervento pubblico nell’economia

Sembra arrivato il momento di riabilitare lo Stato imprenditore, dopo decenni di teorizzazioni avverse

Sembra proprio che sia arrivato il momento di rivalutare lo Stato imprenditore. Dopo decenni in cui l’intervento pubblico in economia è stato visto come il fumo negli occhi, ora da più parti si torna ad invocarlo come un irrinunciabile motore dello sviluppo.

Un orientamento derivante anche dalla constatazione che le ricette iperliberiste stanno letteralmente strangolando l’economia, ormai asfittica in tutta la zona euro. L’Italia non fa eccezione e si torna quindi ad invocare quello statalismo aborrito nei decenni della Seconda Repubblica.

Le parole di Gualtieri

L’ultimo a pronunciarsi in tal senso è stato il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, nel corso di una articolata intervista rilasciata a Repubblica. Le sue parole sono state abbastanza chiare e sembrano delineare il ritorno ad una funzione sempre più attiva dello Stato in economia. Secondo Gualtieri, ad esso non spetta solo il compito di indicare le regole in cui gli attori economici devono farsi concorrenza, ma anche agire.

“La logica di mercato e l’intervento dello Stato possono coesistere perfettamente, proprio perché esistono i fallimenti di mercato nei quali lo Stato non solo può, ma deve intervenire”: queste le precise affermazioni del ministro, che sembrano destinate ad aprire una nuova fase nella politica italiana, molto simile nelle concezioni a quelle che nel passato consentirono di trasformare il Paese in una delle maggiori potenze economiche mondiali.

Una fase molto particolare

Le parole di Gualtieri calano in una situazione molto particolare, in cui grandi aziende di settori importantissimi come i trasporti aerei (Alitalia) o il metallurgico (ex ILVA) rischiano di scomparire a causa del fallimento dei privati chiamati a gestirle. Parole che, peraltro, tengono conto del fatto che altri Paesi, come la Germania, hanno già annunciato la propria intenzione di tornare ad allargare il perimetro statale all’interno dell’economia.

A chi teme che da Bruxelles possano arrivare freni alle rinnovate velleità di intervento pubblico, lo stesso ministro replica ricordando che se da una parte c’è l’esigenza di favorire la concorrenza, dall’altra è ormai chiaro che lo sviluppo deve essere favorito con l’immissione di risorse pubbliche nel circuito economico. Come dimostra del resto una situazione economica ancora critica dopo la gelata dei consumi che ha fatto seguito allo scoppio della bolla dei mutui Subprime.

Sfide che esigono un nuovo modello industriale

Va peraltro sottolineato come l’evolversi della situazione sembri ormai concorrere ad una svolta nel senso auspicato da Gualtieri. In particolare potrebbe essere proprio la necessità di riconvertire l’economia in una direzione più rispettosa dell’ambiente a costringere il settore pubblico ad una massiccia discesa in campo. Per capire meglio questa necessità, occorre fare riferimento alle stime fatte di recente dall’Unione Europea, secondo la quale per ridurre le emissioni nocive del 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, occorrono 260 miliardi di euro in più all’anno, tra il 2021 e il 2030.

A parte che si tratta di stime molto prudenziali, sembra complicato pensare che uno sforzo di questo genere possa essere portato avanti da un settore privato che si trova sempre più in difficoltà a causa di una congiuntura economica che non accenna a volgere al bello. Tanto da rendere ormai improcrastinabile, secondo molti economisti, un ritorno massiccio dello Stato imprenditore.