Autore: Paolo Marsico

Giuseppe Graviano torna a parlare al processo «Ndragheta stragista»: «I soldi a Berlusconi mai più tornati».

Il boss palermitano chiama ancora in causa Silvio Berluscona e i soldi investiti dal nonno. Molti dei quali, dice, non sono mai tornati in Sicilia.

Torna a parlare Giuseppe Graviano, il boss di Palermo, nel corso del processo “Ndrangheta stragista” a Reggio Calabria. Dopo le dichiarazioni delle scorse settimane che chiamavano in causa direttamente l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in merito a presunti legami “affaristici” tra la sua famiglia, in particolare il nonno ed il leader di Forza Italia.

Ancora parole su Silvio Berlusconi

Proprio della tipologia di rapporti con Silvio Berlusconi e di ciò che ne è conseguito nel corso degli anni seguenti ha parlato ancora Graviano, dichiarando: “Avevo chiesto al mio compagno dell’ora d’aria, Umberto Adinolfi, di avvicinare persone vicine a Berlusconi per ricordargli il suo debito. Doveva rispettare i patti”. Graviano si riferisce ai soldi che a suo dire il nonno aveva consegnato a Berlusconi negli anni settante, e per i quali si era stabilita una percentuale del 20% da quel momento in poi, patti che secondo il boss siculo non sarebbero mai tornati in Sicilia.

“Non volevo fare brutta figura con l’impegno di mio nonno – ha dichiarato Graviano – verso quelle persone di Palermo avevano partecipato all’investimeno”. Anche se comunque nel corso dell’udienza l’imputato ammette che a suo cugino Salvatore, arrivavano di tanto in tanto dei soldi, cinquecento milioni, poi trecento milioni, soldi che sempre suo cugino investiva a Palermo ed in altre parti d’Italia, come nel caso dell’Iti caffè, investimento da parecchie centinai di milioni di vecchie lire.

Le stragi di mafia ed i figli concepiti in carcere

Graviano è tornato inoltre a parlare delle stragi di mafia di inizio anni novanta, dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti, fatti per i quali è stato condannato all’ergastolo. Proprio in merito al regime carcerario, il 41 bis, al quale Graviano è sottoposto, l’uomo ha chiarito la situazione riguardanti i due figli nati proprio mentre il boss era recluso.

«Non posso raccontare come andò – afferma Graviano - ci fu solo un momento di distrazione degli agenti - aggiunge - ma mia moglie non è mai entrata in carcere». Parole che hanno indispettito non poco il Pm, considerato che in alcune intercettazioni si sentiva l’imputato affermare:”Io tremavo, lei era nella cesta della biancheria”.