Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Fase 2 coronavirus, premier Conte: piano di riserva contro le critiche al Dpcm?

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per ora, sceglie la linea della ’prudenza’ ma qualcosa potrebbe cambiare prima del 18 maggio.

Se le condizioni lo consentiranno, c’è la possibilità di rivedere le decisioni sulla riapertura delle attività. A Palazzo Chigi sono molteplici le critiche sulla ripartenza del 4 maggio. Nell’esecutivo il Pd preme per la riapertura anticipata al 18 maggio di bar, ristoranti, parrucchieri e altre attività la cui ripartenza era stata stabilita per il primo giugno. Il premier rimane fermo sulla sua decisione, anche perché il suo ultimo Dpcm è ancora nel mirino della critica. Nonostante tutto, più di un ministro sarebbe disposto a rivedere il tutto se i dati sui contagi restituiranno valori rassicuranti dopo la ripartenza del 4 maggio.

Fase 2 coronavirus, per ora la parola d’ordine resta ’prudenza’ ma c’è un piano di riserva

Per il momento la linea ufficiale rimane quella della prudenza. Il presidente del Consiglio non vuole ancora sbilanciarsi. Sulla scrivania di Palazzo Chigi c’è un grafico dei dati riguardanti l’andamento dell’influenza spagnola del 1918: tutto questo suggerisce prudenza visto che, senza le giuste misure di contenimento, potrebbe manifestarsi una seconda ondata di contagi da Covid-19, una seconda ondata ancora più devastante della prima come accadde per l’influenza spagnola. Il premier Conte rimane dell’opinione di aver già fatto molto: nel suo ultimo Dpcm metterà in moto il 90% dei lavoratori italiani.

Il fatto che più di 3 milioni di persone riprenderanno a lavorare dal 4 maggio è già una durissima prova per il nostro Paese. I bar e i ristoranti potranno fare servizio d’asporto, i parchi riapriranno, i cittadini avranno la possibilità di andare a trovare i propri affetti.
«Cosa pretendevano ancora? Non si rendono conto che è già tanto?», queste le parole pronunciate dal Premier di fronte alle critiche che gli sono arrivate non solo dall’opposizione ma anche da parte della stessa maggioranza di governo.

Infatti, stavolta il problema non è solo Italia Viva di Matteo Renzi ma anche il Pd. Partito Democratico che Lunedì ha riunito in videoconferenza gli altri ministri e i capigruppi di Camera e Senato, per riferire che la presentazione dell’ultimo Dpcm non ha funzionato come doveva.

Riapertura nelle regioni, ministro del Sud Beppe Provenzano: «Non si può far ripartire le regioni allo stesso modo»

Non è possibile annunciare una ripresa così prolungata per bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti. Non si può fare confusione nella ripartenza tra libertà concesse, congiunti, fidanzati, messe e funerali, affermando prima una cosa e poi un’altra. «Non è corretto far ripartire tutte le regioni allo stesso modo indipendentemente dal grado di contagio e dalle condizioni delle strutture ospedaliere», questo è quanto sostiene il ministro del Sud Beppe Provenzano. Le due settimane previste nel Dpcm, quelle che andranno dal 4 al 17 maggio, verranno considerate come una sorta di prova generale.

Poi si potrà cominciare a pensare a dei provvedimenti differenziati per ogni regione. Come viene spiegato da un ministro, per essere più chiari, «se dal 18 maggio nelle regioni di Sardegna, Molise e Basilicata, il contagio sarà quasi scomparso, bar, ristoranti e parrucchieri potranno riaprire prima della data prevista».

Durante la conferenza Stato-Regioni, il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia cercherà di convincere i governatori a non andare in ordine sparso per le prime due settimane per poi promettere che per le settimane a seguire, ogni misura sarà integrata sul territorio. Il Partito Democratico chiede uno sforzo maggiore ma di fronte a Italia Viva, affermano che l’appoggio a Giuseppe Conte non è in discussione.