Dpcm, nuove restrizioni anti-Covid in vista? Le ipotesi

Dpcm, nuove restrizioni anti-Covid in vista? Le ipotesi

Un nuovo Dpcm entro 7 giorni dopo quello del 6 marzo: c’è l’ipotesi di nuove restrizioni qualora la situaizone epidemiologica mostrasse ancora un’evoluzione critica.

Un nuovo Dpcm entro una settimana dopo quello del 6 marzo? L’interrogativo inizia a farsi insistente e plausibile, ma per capire come si evolveranno le restrizioni contro il Covid è necessario chiarire alcuni punti.

Il primo è legato allo strumento. Non è detto, infatti, che Mario Draghi ed il suo governo ricorrano al Dpcm per eventuali nuove disposizioni legate al Covid, tenuto conto che per alcune modifiche si potrebbe optare di operare con altre vie.

Il secondo è, invece, strettamente correlato a quella che sarà la situazione epidemiologica. Al momento lo scenario è tutt’altro che incoraggiante. I dati relativi ai nuovi casi, una possibile proiezione negativa del quadro con ospedalizzazioni e ricoveri terapia intensiva, potrebbero determinare la necessità di un intervento.

Covid, restrizioni necessarie?

Secondo quelle che sono le prime indiscrezioni il governo potrebbe attendere ancora sette giorni prima di capire se le misure in atto sono in grado di contenere gli effetti della diffusione del contagio. Nel frattempo ci saranno verosimilmente comunque costanti monitoraggi e confronti anche tra l’esecutivo e gli scienziati.

Buona parte del territorio ha, infatti, ormai raggiunto la zona arancione (in alcuni casi resa rafforzata dagli enti locali) o zona rossa. La variazione cromatica di regioni densamente popolata si auspica che, in qualche modo, possa lenire quello che potrebbe ad esempio essere l’effetto di varianti la cui maggiore contagiosità è ormai nota. A ciò, ovviamente, si aggiungono misure circoscritte con lockdown locali dove il quadro epidemiologico fosse per qualche motivo più preoccupante.

Nuovo Dpcm prima di Pasqua: dati coronavirus decisivi

Ma quali restrizioni potrebbero esserci con un nuovo Dpcm o qualunque altro strumento? Le ipotesi sul tavolo sono diverse. Le possibili limitazioni sarebbero regolate da una sola logica: ogni potenziale contatto interumano oggi è ancora più a rischio di quanto non fosse prima, ad esempio per la possibile diffusione della variante inglese. L’unica soluzione in questo caso è puntare a limitarli.

E come si può fare? Il lockdown totale è la risposta più semplice. Appare, però, uno scenario totalmente incompatibile con la situazione socio-economica di sofferenza che attanaglia il Paese.

C’è però la sensazione che qualcosa sarà fatta se lo status delle cose si manterrà allarmante. Il rischio che per lungo tempo si possa restare oltre 20.000 contagi quotidiani è parallelo a quello di una crescita costante e proporzionale delle persone ricoverate in terapia intensiva.

Dpcm, si torna a parlare di misure omogenee

Torna attuale, ad esempio, l’ipotesi di una misura omogenea ma limitata nel tempo. Una zona rossa nazionale per un periodo di due o tre settimane è un’ipotesi che esiste. Una sorta di lockdown (un po’ più light e meno lungo di quello di marzo-aprile 2020) con funzione preventiva.

La scelta sarebbe di un periodo di tre settimane che verrebbero sfruttate per limitare o abbattere la curva, tenuto conto che tra le fasce di rischio quella rossa risulta quella che, nel tempo, ha avuto la maggiore efficacia nel contenimento del contagio.

Soluzione simile sarebbe quella di una zona arancione rafforzata nazionale per tre settimane. In questo caso chiuderebbero i bar e i ristoranti (salvo asporto e consegna a domicilio), ma anche le scuole (esclusi gli asili nido). Permarrebbero ovviamente tutti i divieti di spostamento tipici della zona arancione, a cui si aggiunge l’impossibilità a raggiungere le seconde case.

Tra le ipotesi c’è la possibilità che si inseriscano limitazioni ad hoc per il fine settimana. Ad esempio la zona rossa o la zona arancione rafforzata per festivi e pre-festivi.

Ipotesi coprifuoco anticipato sempre attuale

Ma ci sono anche opzioni più «chirurgiche». Ridurre la possibilità di contatti tra persone senza inficiare troppo il tessuto produttivo, potrebbe anche passare per una serrata diversa. Nel mirino ci sono, ad esempio, i momenti di convivialità tra i giovani.

Proprio per questo rientra nel novero delle opzioni che si stanno considerando quella del coprifuoco anticipato. Potrebbe, dunque essere, vietato circolare da un orario antecedente le 22. C’è chi ipotizza le 19 e le 20. Questo comporterebbe anche la chiusura anticipata delle attività.

Fermo restando che, almeno in zona rossa, il divieto di circolazione senza comprovati motivi di lavoro, salute o necessità vige già e per tutto il giorno. Tra sette giorni (o forse anche prima) si saprà quale sarà il modus operandi scelto dal governo. Quelle formulate al momento sono principalmente ipotesi che saranno verosimilmente prese in conisderazione.