Autore: Dario Marchetti

Stati Uniti - Donald Trump - Cina

3
Gen 2020

Cresce il timore per i bond cinesi

Le obbligazioni delle aziende private cinesi sono viste con molto timore dagli analisti finanziari

Quali sono i maggiori pericoli per l’economia globale, nell’anno appena iniziato? Se sino a qualche mese fa l’obiettivo era puntato su Deutsche Bank e sulla incredibile mole di derivati detenuti dalla maggiore banca privata teutonica, ora gli analisti indicano l’Oriente, ovvero la Cina. Oggetto della paura in questione sono in particolare i bond emessi dalle aziende del gigante asiatico con il preciso scopo di finanziare le proprie attività.

L’allarme lanciato da Fitch

Il primo allarme in tal senso è arrivato dall’agenzia di rating Fitch, secondo la quale le obbligazioni che vengono emesse dalle società private cinesi sarebbero caratterizzate da una maggiore vulnerabilità rispetto a quelle proposte invece dalle società di proprietà statale. Ad esporre le prime a maggiori rischi sarebbe proprio la mancanza di liquidità.

La causa dei timori, andrebbe ricercata in particolare nel rallentamento dell’economia cinese, causato non solo dalla guerra dei dazi innescata da Donald Trump, ma anche da una serie di altri fattori tali da comportare un notevole indebolimento della produzione delle aziende.

A conferma della propria analisi, proprio Fitch ha ricordato che nel corso dei primi undici mesi dell’anno sono state ben 51 le aziende cinesi costrette a dichiarare il proprio default. Un dato che potrebbe addirittura aumentare nei prossimi 12 mesi.

I dati del Financial Times

Per capire meglio i contorni del problema, occorre far riferimento ad un dato pubblicato di recente dal Financial Times, secondo il quale ammonterebbe a circa 4,4 miliardi di dollari il mercato delle obbligazioni corporate cinese.
Se, inoltre, sino al 2014 il default era un evento praticamente straordinario, in Cina, limitato in effetti ad un solo caso in un decennio, relativo ad un produttore di pannelli solari, nell’ultimo quinquennio l’eccezione è diventata sempre più una regola.

Una faglia molto significativa, secondo Moody’s

Anche Mark Zandi, Chief Economist di Moody’s, concorda con l’analisi di Fitch, arrivando a definire i bond cinesi una “faglia molto significativa”. Ad essi, però, ha aggiunto quelli statunitensi, anch’essi diventati una sorta di mina vagante che potrebbe dare vita ad una crisi dagli esiti imprevedibili.
Secondo Zandi, comunque, sarebbero proprio le obbligazioni societarie nel loro complesso a costituire un rischio per il sistema finanziario e per l’intera economia. Una affermazione destinata però a non confortare i governi mondiali, ancora alle prese con una situazione economica che stenta a riprendersi dopo la gelata scaturita dallo scoppio della bolla dei mutui Subprime, nel 2008.

La fine della guerra commerciale tra Cina e USA potrebbe aiutare a sgonfiare la minaccia?

In questo quadro non proprio roseo, va comunque sottolineata l’importanza della distensione in atto tra Stati Uniti e Cina. La prevista firma di un accordo sui dazi tra i due Paesi, infatti, dovrebbe finalmente ridare respiro ad un commercio che ha notevolmente risentito dell’imposizione di pesanti tributi nel corso dell’anno.

Resta naturalmente in piedi il conflitto tra gli stessi Stati Uniti e l’Unione Europea, per il quale ancora non si intravvede una via d’uscita. Proprio la firma dell’accordo tra Washington e Pechino potrebbe però aprire una breccia nella guerra in atto e spingere infine ad un accordo molto importante, tale da sgombrare il campo da ulteriori fattori di rischio.