Autore: Marco Ciotola

Assegni familiari - Def - Ammortizzatori sociali - Disoccupazione - Naspi - Giuliano Poletti

30
Gen

Cos’è il reddito di inclusione, come funziona e come richiederlo

Sono partiti in questi giorni i primi versamenti del reddito di inclusione, misura introdotta per il contrasto alla povertà e presto destinata anche a estendersi con il reddito di inclusione universale, che si attiverà a luglio 2018. Vediamo allora cos’è e come richiederlo

A pochi giorni dalla distribuzione dei primi assegni del reddito di inclusione, sono in molti a esprimere curiosità e manifestare, specie tramite social network, la volontà di capire cos’è, come funziona e - eventualmente - come richiederlo, anche a testimonianza di una strategia informativa sicuramente migliorabile nel tempo.

L’Inps ha assicurato che a breve saranno già disponibili i primi dati sulle famiglie che hanno richiesto il reddito di inclusione, e proprio lo stesso Ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha ribadito che per rendere possibile una simile misura sono stati assunti in totale 600 nuovi impiegati all’interno dei centri per l’impiego del territorio nazionale. Si tratta infatti di nuove figure professionali che vanno a costituire nuclei lavorativi dedicati esclusivamente alle famiglie che hanno diritto al reddito.

Ma cos’è, in concreto, il reddito di inclusione? Quali sono i requisiti per potervi accedere e come è possibile effettuare la richiesta? Vediamolo nel dettaglio.

Cos’è e come funziona il reddito di inclusione

Il reddito di inclusione è una delle misure introdotte dall’ultimo Def (Documento di Economia e Finanza), nell’ambito del contrasto alla povertà. Arriva proprio dalla legge delega sulla povertà, e rappresenta un provvedimento che va ad agire in favore di famiglie in evidente e documentata difficoltà.

Ha lo scopo di assicurare il sostegno economico a tutti i nuclei familiari che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, con precedenza alle coppie con bambini. Secondo una stima, a inizio 2018 se ne possono contare almeno 400 mila.

Il reddito di inclusione sostituisce il vecchio Sia (Sostegno per l’Inclusione Attiva) e funziona in maniera molto simile. Non si tratta infatti un aiuto di natura solo economica, ma va a inserire i componenti delle famiglie in difficoltà all’interno di un progetto lavorativo e sociale personalizzato.

Il progetto deve essere a lungo termine, e trovare dall’altra parte la piena adesione dello stesso benefiario, che deve adottare diverse misure come mandare i figli a scuola, accettare determinati lavori o seguire corsi di formazione professionale, pena l’esclusione da una simile misura di sostegno.

Come funziona il reddito di inclusione

Per essere considerati in una situazione di disagio economico tale da poter richiedere il reddito di inclusione bisogna avere un ISEE inferiore o uguale a 3.000 euro, e non avere nessun’altra entrata annuale oltre quella cifra. Oltre ai requisiti minimi, esistono anche determinate specifiche e condizioni preferenziali.

Va anche aggiunto che con il reddito di inclusione universale, in adozione a partire da luglio 2018, i requisiti si estenderanno, e per usufruire della misura l’ISEE dovrà essere pari o inferiore ai 6.000 euro.

Le famiglie che rientrano nel progetto e che manifestano la volontà di aderire riceveranno mensilmente la somma necessaria a colmare la differenza tra la soglia di povertà e il proprio reddito disponibile. La cifra messa a dispoosizione sarà calcolata in base al numero di componenti del nucleo familiare (si va da un contributo minimo di 190 euro al mese a un massimo di 534 euro al mese).

Come chiedere il reddito di inclusione

La domanda va presentata al Comune di residenza tramite un modulo apposito per il reddito di inclusione. Tale modulo deve essere preventivamente approvato dall’Inps con una circolare.

Dopo la presentazione avviene la verifica dell’effettiva presenza di requisiti. Il reddito di inclusione non spetta qualora un qualsiasi componente del nucleo familiare fruisca della Naspi o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria, o se nei due anni precedenti alla domanda abbia acquistato auto, moto o barche.