Autore: Stefano Calicchio

Crisi economica

Coronavirus: in Cina le vendite di automobili crollano del 79,1%, parte un’imponente riconversione industriale per le mascherine

I dati sulla vendite delle automobili mostrano un crollo nello scorso mese a causa dell’emergenza sanitaria, ma le ultime notizie rispetto ai contagi risultano rassicuranti. Boom nella produzione di mascherine.

Dalla Cina arrivano i dati di vendita del settore automobilistico relativi al mese di febbraio, nei quali si evidenzia un fortissimo crollo delle nuove immatricolazioni per via della serrata di concessionari e fabbriche avvenuta nello scorso mese. Secondo quanto riportato dall’AAM, il mercato ha subito un crollo del 79,1% rispetto allo stesso periodo del 2019. In particolare, il numero di vetture vendute su tutta la rete nazionale si è fermato a 310mila unità.

Secondo quanto dichiarato da Chen Shihua, Vice segretario dell’Association of Automobile Manufactures cinese, “il consumo di veicoli è stato stagnante, con una forte contrazione della domanda. Questo avrà un impatto significativo sul mercato automobilistico nella prima metà dell’anno”.

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In cina solo 8 nuovi contagi registrati ieri a Wuhan

Nel frattempo dalla stessa Cina arrivano dati confortanti in merito all’emergenza sanitaria dettata da Covid-19. Secondo le ultime rilevazioni, il fenomeno avrebbe ormai toccato il proprio picco di trasmissione. In particolare, l’agenzia ufficiale Xinhua ha spiegato che nella giornata di ieri a Wuhan si sono registrati solo 8 nuovi contagi.

A livello complessivo, il numero di contagi dall’avvio della crisi nella Repubblica Popolare ha toccato le 80793 unità, mentre i morti registrati finora sono 3169. Il 77% dei contagiati ha superato la malattia con piena guarigione. Il raggiungimento del picco è stato accolto dalla Commissione Sanitaria Nazionale (NHC) come un traguardo importante.

La sfida al virus passa per il rilancio industriale nella produzione di mascherine

Tra i dati che maggiormente colpiscono rispetto all’attuale contesto macroeconomico emerge il fenomeno della produzione di mascherine antivirus, un prodotto al centro delle polemiche in molti Paesi perché immediatamente scomparse dagli scaffali di supermercati e farmacie in tutte le nazioni colpite dall’emergenza sanitaria.

Così è stato anche in Cina, dove si producevano 20 milioni di pezzi al giorno per un utilizzo prevalentemente ospedaliero e industriale, su un totale di 1,4 miliardi di cittadini. Non è un caso se ai primi fenomeni di accaparramento sono seguite anche speculazioni sui prezzi delle merci poste in vendita.

A colpire è stata però la capacità di riconversione industriale del Paese. Il fenomeno ha rappresentato un vero e proprio caso di produzione da economia di guerra, visto che oggi la Cina è in grado di produrre fino a 120 milioni di mascherine al giorno. A rispondere all’appello del governo centrale verso tale sforzo sono state tantissime fabbriche locali, ma anche alcuni giganti della produzione. Tra questi l’AVIC (dove si produce il caccia stealth J20), Foxconn e la Sinopec, un polo di riferimento del settore petrolifero.

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