Autore: Giada Fiordaliso

Coronavirus

8
Mar

Coronavirus: chiusa la Lombardia e altre 14 province, fuga da Milano

Coronavirus: chiusa la Lombardia e altre 14 province, fuga da Milano

Il nuovo decreto di Conte è stato firmato di notte, e solo intorno alle 2e30, la bozza è stata resa ufficiale: chiudere la Lombardia insieme ad altre ben 14 province. La decisione non è stata esente da polemiche, ma il problema è stata la fuga da Milano, iniziata già quando i giornali hanno iniziato a pubblicare la bozza del decreto di Conte.

Si tratta di un problema ulteriore, anche perché ora queste persone, letteralmente fuggite dalle zone considerate in quarantena, potrebbero diffondere ulteriormente il virus.

Coronavirus: Lombardia chiusa e quali sono le altre province

Lombardia chiusa: nessuno può entrare e uscire dalla regione. La decisione è stata presa da Conte ieri notte, anche se la bozza del decreto ha iniziato a circolare online e su diverse testate giornalistiche già dalla sera. La decisione ufficiale però è stata presa durante la notte, cosa che ha creato non poche polemiche, suscitate soprattutto dai governatori delle regioni che hanno province “rosse”, quindi comprese nella quarantena.

Ad essere precisi, la Lombardia è considerata “zona arancione”, ma il colore non cambia le regole previste dal decreto governativo: c’è il divieto assoluto di entrare e uscire dalla Lombardia, a meno che i movimenti non vengano effettuati per un motivo grave.

Le altre province sono 14 e sono: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Vercelli, Novara, Verbano Cusio Ossola e Alessandria. I governatori del Piemonte e anche quello del Veneto si sono dichiarati contrari alla decisione di Conte. Per ora l’unico problema rimane la fuga delle persone da Milano, anche perché in tal modo si rischia di diffondere il virus.

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La fuga dalla Lombardia

Ieri sera, e soprattutto ieri notte, tra il 7 marzo e l’inizio dell’8 marzo, si è verificata una vera e propria “fuga” dalla Lombardia. Sono state tantissime infatti le persone che si sono recate presso la stazione di Milano, aspettando l’arrivo dei treni diretti verso il Sud o altre regioni. Proprio questo ha creato ancora di più scompiglio nella penisola italiana.

Quello che è stato definito da alcuni utenti sui social come “esodo disastroso” si sta continuando a verificare, anche perché a quanto pare sono assenti i controlli alla stazione di Milano. Proprio per far fonte a questo problema, Conte sta cercando di prendere decisioni in merito.

Per ora alcune regioni del Sud sono riuscite ad arginare il problema con decisioni ferree riguardanti l’arrivo delle persone provenienti dal Nord. Tali decisioni riguardano una forte esortazione a rimanere nelle zone rosse, o anche il fatto di usare la quarantena specifica per tutte queste persone che arrivano dal Nord.

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Le decisioni della Puglia e della Sicilia

Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, in un lungo post pubblicato sui suoi profili social ha dichiarato in modo ufficiale che cercherà di mettere in quarantena tutte le persone che dal Nord sono dirette in Puglia. Coloro che però devono ancora arrivare sono fortemente invitate a lasciare gli autobus in cui sono e a scendere alla prossima fermata, a non prendere gli aerei, a tornare indietro con la macchina e a ritornare verso Nord.

La Puglia cercherà di non accettare i nuovi arrivati, o se proprio deve, cercherà di metterli in quarantena. Stessa decisione presa da Musumeci, il governatore della Sicilia, che ha stabilito la quarantena per tutti coloro che vengono dalla Lombardia o da una delle 14 province elencate precedentemente.

Non portate nella vostra Puglia l’epidemia lombarda, veneta ed emiliana scappando per prevenire l’entrata in vigore del decreto legge del governo". Queste sono le parole del governatore pugliese, che ha anche giudicato come “assolutamente sbagliata” la decisione dei cittadini del Nord di “fuggire”, rischiando di diffondere il virus altrove.

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I numeri che hanno costretto a chiudere la Lombardia

La decisione di chiudere la Lombardia e le altre 14 province indicate nei paragrafi precedenti, è stata necessaria in quanto le misure adottate finora non sono riuscite a contenere il virus in modo corretto. Il problema riguarda l’eccessivo numero di persone presenti all’interno degli ospedali, con il rischio del collasso per le terapie intensive.

Al fine di aiutare i medici e soprattutto tutti coloro che in questi giorni stanno combattendo in prima linea contro il virus, l’ideale è cercare di rispettare tutte le decisioni prese dal Governo, al fine di contenere il virus il più possibile. Proprio questo scopo ha richiesto la necessità di chiudere la Lombardia e altre 14 province. Il problema si è presentato soprattutto quando i numeri dei contagiati, aggiornati al 7 marzo sono stati resi noti: in un solo giorno sono cresciuti di ben 1145 e soprattutto è salito di ben 36 persone in più il numero dei decessi, mentre il numero dei guariti è salito a 66 persone.

Per ora si attendono gli ulteriori aggiornamenti in merito, anche se è bene ripetere che non si deve cadere nell’eccessivo allarmismo, ma nemmeno evitare di rispettare le regole governative. Certamente, una decisione incosciente come la fuga da zone rosse, può mettere a repentaglio la salute del resto d’Italia. Al fine di contenere il virus, è bene ascoltare e mettere in pratica tutto ciò che si dice da giorni: evitare contatti, limitare spostamenti, lavarsi accuratamente le mani. Tutto questo al fine anche di aiutare gli eroi che ora sono sovraccaricati di stress e lavoro: il personale sanitario.