Autore: Gian Marco Renzetti

31
Ago

Conte bis: nuove frizioni tra PD e M5S

Dopo l’incontro tra i partiti incaricati dal presidente del Consiglio conclusosi nella serata di giovedì 30 agosto, una nuova consultazione è prevista per le 12 di oggi, inizialmente era stata fissata per le 9.30.

Dopo la decisione di condensare la complessa e delicata alleanza tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, che ha designato in Conte la figura da proporre come presidente del Consiglio dei Ministri al presidente Mattarella, gli attriti che hanno da sempre caratterizzato le due forze politiche sembravano essere finalmente stati sedati. L’obiettivo, per entrambi i gruppi, sembrava essere quello di riuscire a formare una nuova maggioranza in Parlamento per non rendere vano il risultato delle elezioni del 2018, specialmente per il M5S, i cui consensi sembrano essersi piuttosto ridimensionati, stando ai sondaggi, nel periodo di alleanza con la Lega di Matteo Salvini.

Il primo incontro con il presidente Conte, che ha accettato con riserva l’incarico dal presidente della Repubblica, ha mostrato l’interesse condiviso dei due partiti di formare un governo nonostante le difficoltà e i contrasti tra i due partiti: in primis la scelta del vice presidente, il cui incarico vorrebbe essere ricoperto da di Maio e un’altra persona, per quanto riguarda la posizione dei 5 Stelle, mentre i dem chiedono che a ricoprire tale ruolo sia soltanto un incaricato, oppure nessuno. In quest’ultimo caso la posizione di Conte uscirebbe ancora più rafforzata.

L’opposizione grida all’inciucio e chiede «elezioni subito»

Matteo Salvini, uscito sconfitto dalle consultazioni tra i due partiti, annuncia di voler tornare al Viminale e di continuare a correre con l’obiettivo di andare ad elezioni il prima possibile. La posizione del gruppo della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni è sullo stesso piano del leader della Lega: pronti a scendere in piazza contro il «governo delle poltrone». Nonostante le opinioni della frangia più estremista del centro destra, è opportuno ricordare che la maggioranza composta da PD e M5S rappresenta l’alleanza composta dai primi due partiti usciti vincenti dalle elezioni del 4 marzo 2018. Ill movimento 5 stelle aveva ottenuto il 32,7% dei consensi, per un totale di 133 seggi al parlamento.

Il Partito Democratico, con il 18,7% dei voti, aveva ottenuto 86 seggi mentre la Lega, terzo partito con il 17,4% si classificava al terzo posto con 73 seggi.
Considerando la forte rivalità e il difficile incontro con i dem, il movimento fondato da Beppe Grillo si rivolse alla Lega di Salvini per creare un governo, lasciando il PD all’opposizione, il cambio di bandiera, dovuto alle recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, rafforzato dai risultati delle elezioni europee, ha il voltafaccia del Movimento che, per non perdere il governo e far finire la legislatura, ha preferito schierarsi con l’eterno avversario, nonché secondo arrivato alle elezioni, il PD.

Possibili scenari futuri

Con la nuova maggioranza, i temi caldi tra i due partiti restano il fulcro della criticità: Tav, decreti sicurezza e posizioni contrastanti riguardo reddito minimo ed inclusione rappresentano il fattore di rischio più delicato. Se i vertici dei due partiti, cioè Di Maio e Zingaretti, non riuscissero a trovare un accordo che vada bene ad entrambi, la scelta, come minacciato dal leader dei 5 Stelle, non rimane che quella delle elezioni.

In questo panorama, a complicare la situazione, rimane lo spauracchio della legge di bilancio e il pericoloso aumento dell’IVA previsto per gennaio 2020.