Carta d’identità per iscriversi ai social: la proposta di Italia Viva

Il senatore di Italia Viva Luigi Marattin annuncia su Twitter una legge che obbliga gli utenti a fornire la carta d’identità per iscriversi ai social.

Alla luce del suo cinquantesimo compleanno, internet viene onorato con una nuova proposta di legge. Luigi Marattin, senatore di Italia Viva, ha deciso di annunciare di essere a lavoro per fare una legge che obblighi gli utenti a presentare la carta d’identità per iscriversi ai social.
Sarà possibile cambiare il proprio nickname, ma solamente dopo aver presentato i propri documenti. Ironia della sorte, come mezzo di comunicazione per la notizia Marattin ha scelto proprio un social: Twitter.
Nel giro di poche ore sulle varie piattaforme online sono state avviate numerose diatribe in merito, derivanti dal fatto che secondo molte persone la legge sarebbe pressappoco inutile.

Carta d’identità per iscriversi ai social: il perché della decisione

La proposta di fornire i documenti d’identità per l’iscrizione ai social, però, non è tutta farina proveniente dal sacco nelle mani di Italia Viva. Luigi Marattin si è infatti ispirato all’idea che il regista Gabriele Muccino ha palesato sempre tramite tweet:

Subito, al più presto, occorre una legge che obblighi chiunque apra un account social a registrarlo solo tramite l’invio di un documento di identità. Sapremo solo così chi si nasconde dietro la rete commettendo reati penali sotto l’impunità dell’anonimato.

Il senatore, molto attivo sui social, motiva questa decisione dichiarando che a parer suo «il web è diventato una fogna». Il fenomeno dei cosiddetti haters e trolls impazza sempre di più su Facebook, Twitter, Instagram e simili. Gli insulti sono all’ordine del giorno, gratuiti e soprattutto (nella maggior parte dei casi) anonimi. Scrivere sul web sotto falso nome consente a numerose persone di esprimere giudizi pesanti senza avere paura di pagarne le conseguenze, dal momento in cui vi è la sensazione di non essere rintracciabili.
L’odio online è una tematica che viene affrontata sempre più spesso, una piaga contro la quale sono state attuate svariate campagne di sensibilizzazione.
Recentemente la notizia degli innumerevoli insulti antisemiti rivolti quotidianamente alla senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, ha rappresentato un ulteriore motivo per prendere provvedimenti.

La carta d’identità per l’iscrizione ai social è una proposta valida?

Al tweet di Marattin ha voluto rispondere, e non senza cognizione di causa, l’esperto informatico Stefano Zanero: l’anonimato in rete è solo fittizio, dal momento in cui a ogni dispositivo è associato un indirizzo IP (Internet Protocol address), un’etichetta numerica tramite la quale è possibile rintracciare facilmente qualsiasi individuo dietro uno schermo.
Le persone ferrate sull’argomento penseranno alla capacità di alcuni esperti del settore di nascondere l’indirizzo IP, il che è esatto a tal punto da apporre un’altra nota di demerito alla possibile legge.
Qualora venisse approvata, l’iniziativa in questione avrebbe validità solamente sul territorio italiano. Chiunque abbia le competenze necessarie potrà quindi aggirare la norma fingendosi abitante di un paese estero.

Un’altra fonte di preoccupazione decisamente non trascurabile risiede nella sicurezza per la privacy. Secondo alcuni esperti informatici, infatti, tutti i documenti forniti al momento della registrazione sui social finirebbero inevitabilmente in un archivio, a disposizione delle varie piattaforme richiedenti. Si tratta di dati estremamente sensibili, che potrebbero arrivare nelle mani di società commerciali e di partner dei social in questione.
Staremo a vedere, ma quando si tratta di violazione della privacy, gli utenti del web non transigono mai.