Canada, incastrata da un selfie: nella foto con l’amica l’arma del delitto

Grazie a una foto postata su Facebook, gli inquirenti hanno trovato la colpevole. Ha strangolato l’amica con una cintura.

Per l’omicidio è stata arrestata Cheyenne Rose Antoine, un’amica della vittima.
Incredibile ma vero: proprio come accade nei film e nelle serie tv poliziesche, è stato un dettaglio in una foto a far risolvere il caso dell’omicidio di Brittney Gargol, una ragazza canadese trovata morta in una discarica tre anni fa con accanto la cintura usata per strangolarla.

La falsa versione dei fatti

All’inizio delle indagini, Cheyenne non era tra i sospettati, perché aveva fornito un’altra versione dei fatti: dopo essere andate a una festa, Cheyenne aveva raggiunto lo zio, mentre Brittney si era allontanata con uno sconosciuto.

La polizia, però, non ha trovato alcuna prova a sostegno di questa versione.
Continuando a indagare, hanno visto la foto pubblicata su Facebook poche ore prima dell’omicidio: Cheyenne indossava proprio la cintura trovata accanto al cadavere della 18enne Brittney.

La confessione dopo tre anni dall’omicidio

Interrogata, Cheyenne è crollata e ha confessato: lei e l’amica avevano bevuto e fumato marijuana, e scoppiata una lite, in un raptus di rabbia ha strangolato Brittney con la sua cintura, ma poi, dice, non ricorda bene gli eventi.

In un altro tentativo di sviare le indagini, la 21enne Cheyenne aveva scritto, sempre su Facebook, un messaggio all’amica che aveva appena ucciso, chiedendole dove fosse e mostrandosi preoccupata.

Proprio Facebook ha fornito i dati per aiutare le autorità a tracciare gli spostamenti della sera dell’omicidio di entrambe le ragazze.

Cheyenne, inoltre, aveva provato a chiedere allo zio di fornirle un alibi falso per quella notte.
La 21enne è stata riconosciuta colpevole di omicidio e condannata a scontare una pena di sette anni di reclusione.

I giudici hanno deciso di concederle l’omicidio colposo, cioè senza intenzionalità, per il rimorso espresso dalla ragazza.
Cheyenne ha fatto sapere, tramite il suo avvocato, che “non riuscirà mai a perdonarsi”.