Brexit, sì della Camera dei Lord alla legge per uscire dall’UE. E la Scozia chiede l’indipendenza

Brexit: la Camera dei Lord ha varato la legge per il divorzio della Gran Bretagna dall’UE. E la Scozia indice un referendum per l’indipendenza.

La Brexit si farà: dopo l’ok della Camera dei Comuni, ieri sera anche la Camera dei Lord ha approvato la legge che consentirà l’avvio dell’iter per far uscire la Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Grazie al via libera della Camera Alta e al cosiddetto Royal Assent, ovvero il consenso formale da parte della Regina Elisabetta alla legge, la premier britannica Theresa May potrà dunque avviare i negoziati per la Brexit con Bruxelles.

Se la Gran Bretagna sembra ormai essere pronta per il divorzio dall’UE, la Scozia invece dice no e convoca a sua volta un referendum per chiedere l’indipendenza dal Regno Unito.

Ecco dunque cosa è accaduto nelle ultime ore sul fronte Brexit.

Brexit: Camera Alta approva la legge, ma senza emendamenti

Camera Bassa e Camera Alta hanno dato il loro consenso per la Brexit. Due mesi fa la Corte Suprema aveva stabilito che, nonostante l’esito del referendum popolare, il Governo inglese non potesse procedere con le trattative per l’uscita dall’UE senza prima consultare il Parlamento.

L’ok delle Camere è arrivato, ma i Lord hanno dovuto rinunciare ai due emendamenti da essi stessi presentati ma respinti dai Comuni, riportando dunque il testo all’assetto originario voluto dall’esecutivo. Nonostante il parere contrario della Camera elettiva, il gruppo dei Lord ha tentato di insistere soprattutto sull’emendamento riguardante la tutela dei diritti dei cittadini europei già residenti nel Regno Unito.

In tal proposito, la premier conservatrice Theresa May ha dichiarato di volersi impegnare nel garantire tali diritti solo nell’ambito dei negoziati e a patto che ci sia un trattamento analogo nei Paesi UE nei confronti dei britannici che vi risiedono. L’emendamento sui diritti dei cittadini UE è stato però rigettato con 335 voti contrari e 287 favorevoli.

Anche il secondo emendamento proposto dai laburisti della Camera dei Lord alla legge per l’attivazione della Brexit è stato abrogato dalla Camera dei Comuni, con 331 voti contro 286. La modifica prevedeva in pratica una sorta di diritto di veto del Parlamento di Westminster sui risultati dei negoziati con Bruxelles per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

Già da oggi, quindi, Theresa May potrà intavolare le trattative con Bruxelles sulla base dei suoi 12 punti strategici elaborati in vista della Brexit. La May potrà finalmente avvalersi dell’articolo 50 dei Trattati di Lisbona, che regolamenta appunto il meccanismo di recesso di un Paese Membro dall’Unione Europea, dando il via a delle trattative che si prevede dureranno circa due anni.

Secondo alcune fonti governative, tuttavia, Theresa May rimanderà tutto all’ultima settimana di marzo, per evitare di interferire con le celebrazioni per l’anniversario del Trattato di Roma, in segno di rispetto verso l’UE.

No-Brexit: la Scozia convoca un referendum per l’indipendenza

Dopo l’approvazione anche della Camera Alta, l’uscita della Gran Bretagna dall’UE è ormai imminente. A contrastare i propositi della May ci pensa però un’altra donna di polso, la premier del governo autonomo scozzese Nicola Sturgeon.

La Scozia, infatti, si oppone fermamente alla Brexit e per questo ha convocato un nuovo referendum popolare per chiedere l’indipendenza dal Regno Unito. La data della consultazione oscilla tra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019, ma si svolgerebbe al massimo entro marzo 2019, cioè in corrispondenza della conclusione delle trattative tra Londra e Bruxelles.

La Sturgeon lo ha annunciato in un discorso tenutosi a Edimburgo, nel quale ha spiegato che

"Il governo britannico rifiuta ogni compromesso che ci consenta di rimanere almeno dentro il mercato comune europeo, non ci resta altra strada che decidere da soli il nostro futuro".

Dopo la sconfitta al primo referendum per la secessione dal Regno Unito nel 2014, con una percentuale del 55% contro il 45%, gli indipendentisti ci riprovano e hanno intenzione di votare prima che il Regno Unito sia ufficialmente uscito dall’UE, in modo tale da far valere il diritto della Scozia di continuare a far parte dell’Unione Europea anche se il resto del Regno Unito si appresta ad uscirne.

Ma l’ostacolo più grande per la Scozia è soprattutto di natura normativa. Un nuovo referendum richiederebbe, infatti, l’autorizzazione da parte del parlamento di Westminster, a cui spetta il compito della decisione finale. E la risposta negativa da Londra non si è fatta attendere, con una Theresa May che ha spiegato come

"Un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia sarebbe divisivo e provocherebbe un’enorme incertezza economica".

Una questione delicata e complessa dunque, che sta mettendo la Gran Bretagna di fronte alle possibili conseguenze della Brexit: infatti, se anche l’Irlanda del Nord, in cui la maggioranza della popolazione ha votato per restare nell’UE al referendum dello scorso giugno, dovesse seguire le orme della Scozia, il Regno Unito andrebbe incontro a una graduale dissoluzione del Paese.