Autore: Claudia Cardone

Italia - Governo - PD

19
Feb

Assemblea Pd: una possibile scissione prima del congresso?

Assemblea Pd: oggi Renzi e la minoranza del partito hanno discusso sulle sorti del Pd. Ad oggi ancora nessun accordo. Una possibile scissione prima del congresso?

Assemblea Pd: si è svolta oggi l’assemblea del Pd programmata in settimana per discutere sulle sorti del partito che adesso, più mai, sembra vacillare.

Nonostante i buoni propositi nella giornata di oggi, come le dimissioni del segretario e l’anelato congresso tra quattro mesi, il Pd non ha portato a casa un risultato fattivo.

Il partito, ancora una volta ha mostrato la sua divisione e la sua totale incapacità di giungere ad una mediazione che si risolva in un concreto punto di incontro.

Renzi ha continuato a ribadire la necessità di trovare un accordo ma ha anche negato una qualsiasi mediazione con la minoranza. Queste le parole del segretario del Pd:

"Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino. La scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza"

La situazione, pertanto, almeno da ciò che sembra oggi, è ad punto morto: Renzi ha espressamente detto di non essere disposto a sottostare ai “comandi” della minoranza e la minoranza come diretta conseguenza non vede altra strada se non la scissione.

Qual è il punto di vista di Renzi?

Secondo il segretario del Pd è ridicolo anche solo accennare ad una scissione. Dalla crisi se ne può uscire ma la minoranza non può pretendere che tutto il partito risponda ai suoi comandi.

Riguardo alla sua ricandidatura infatti l’ex premier ha dichiarato che è assolutamente antidemocratico “minacciare” di scindersi se lui dovesse ricandidarsi. Il partito non può e non deve essere sotto il ricatto della minoranza.

Renzi ribadisce che per due mesi ha tentato di mettere d’accordo il suo partito ma c’è sempre stata divisione tra quelli a favore e quelli contro il congresso.

Adesso si andrà in congresso tra quattro mesi e si metterà al voto la decisione per chi sarà il nuovo segretario di partito senza ulteriori polemiche sterili.

Le discussioni devono essere bloccate anche per quanto riguarda il governo. Gentiloni sta facendo un buon lavoro e tutti dovrebbero supportarlo per andare avanti. La cosa più sbagliata che si possa fare è quella di trasformare il congresso in un congresso sul governo.

Inaspettatamente Emiliano dalla controparte ha supportato l’intervento del premier pronunciando il seguente discorso:

«È a portata di mano ritrovare l’unità: siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito.»

Ma gli altri della minoranza come la pensano?

La possibilità di replica da parte della minoranza bersaniana è stata affidata a Guglielmo Epifani che, forte del consenso dei suoi, ha continuato a calcare la mano sugli sbagli di Renzi elencando tra i principali il Jobs Act, il decreto Buona Scuola e la sospensione della tassa IMU sulla prima casa.

Per la minoranza il Pd, a causa di Renzi, è lontano dai suoi principi fondanti e ha allontanato una gran parte della popolazione votante.

Un congresso tra quattro mesi non è una valida soluzione per uscire da questo stato di cose, e a maggior ragione non è una soluzione ammettere nuovamente Renzi come possibile candidato per il ruolo di segretario.

Di fatto un congresso a breve nega alla minoranza la possibilità di presentare ai futuri elettori le proprie posizioni ed i propri candidati e fa finire la sinistra di nuovo sotto il giogo di Renzi.

Per il partito si presenta adesso più che mai l’urgenza di tornare ai suoi valori puri che non potranno essere ripristinati fintanto che l’ex segretario avrà un ruolo di primo piano nel partito.

Il congresso avrebbe dovuto avere lo scopo di rettificare gli errori passati e per questo avrebbe dovuto essere indetto nei modi e nei tempi giusti (in autunno).

Da qui nasce la sofferta decisione di una scissione, una scissione che dalla minoranza viene vista come una liberazione dal dispotismo di Renzi ma che in realtà non è una soluzione al problema.

Ad oggi la sinistra appare divisa tra il modernismo di Renzi che a volte si allontana dai valori cardine del partito ed i “puri” che vorrebbero ripristinare questi vecchi valori anche a costo di dividersi.

Queste le parole di Bersani che ha commentato quanto detto in assemblea durante la trasmissione ’In Mezz’ora’ sui Rai tre:

«A me non convince. Siamo a un punto certamente delicato, non è vero che abbiamo già scelto. Una parte pensa che si va a sbattere, e con il Pd anche l’Italia. Non diciamo abbiamo ragione per forza, vogliamo mandare a casa Renzi per forza, diciamo che vogliamo poter discutere di una urgente correzione di rotta. Il segretario ha alzato un muro, ha detto si va avanti cosi, vuol dire fare un congresso cotto e mangiato in tre mesi dove non sarà possibile aprire discussione. Ma c’è ancora la replica da sentire e poi si prenderà una decisione»

Nessuna decisione in merito è stata ancora presa ma purtroppo, stando allo stato attuale delle cose, la scissione è quanto mai vicina.

Ci si augura che possa esserci un ripensamento in virtù del fatto che un partito diviso dalla maggioranza ha poco potere decisionale nel panorama politico.

Secondo tale principio Walter Veltroni, uno dei padri fondatori del PD, oggi in sede di assemblea nazionale ha lanciato un appello all’unità del partito ricordando tutte quelle volte in cui la sinistra divisa ha perso.