Autore: Debora Cavallo

Arrestati: rivendevano materiale dell’ospedale di Saronno

In manette una donna dirigente dell’area logistica della farmacia dell’ospedale di Saronno e un imprenditore di Barlassina, in Brianza.

Succede in provincia di Varese, in piena emergenza coronavirus, quando le attrezzature mediche necessarie a intubare i pazienti scarseggiavano, loro le sottraevano all’ospedale di Saronno.

Sara Veneziano, farmacista di 59 anni con un ruolo dirigenziale nella struttura, e Andrea Arnaboldi, imprenditore 49enne di Barlassina (Monza Brianza), sono stati arrestati questa mattina: per entrambi l’accusa è di peculato in concorso, l’uomo dovrà rispondere anche di autoriciclaggio.

Il gip di Busto Arsizio, che ha coordinato l’inchiesta, li definisce “avidi e dotati di sconcertante cinismo". L’indagine è stata svolta su segnalazione di un dirigente sanitario “responsabile delle farmacie ospedaliere dell’Asst Valle Olonche”, che aveva rilevato una serie di ordini anomali firmati dall’indagata.

Entrambi in carcere

I reati contestati sono peculato in concorso e per l’imprenditore anche autoriciclaggio: questa mattina (venerdì 5 giugno) carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Varese e militari della Finanza di Saronno hanno eseguito le due misure di custodia cautelare richieste dalla Procura di Busto Arsizio e concesse dal gip.

I militari sono infatti riusciti a pedinare la donna e a vedere che consegnava il materiale personalmente, trasportandolo in grossi scatoloni «anonimi».

Infatti, la farmacista acquistava presidi medici facendoli apparire come ordini effettuati nell’interesse e per conto dell’ospedale. I due non si sono fermati nemmeno durante la crisi sanitaria e la 59enne ha persino negato l’approvvigionamento dei laringoscopi ai reparti di anestesia, per continuare il suo traffico.

Era poi l’imprenditore a rimettere sul mercato il materiale, vendendolo ad altri ospedali della zona (ignari del tutto) tramite la sua società, e fatturando regolarmente. Alle fine i due si spartivano i guadagni.

Le intercettazioni

Alcune parole degli imputati trapelano nell’ordinanza firmata dal gip.
La farmacista negava agli ospedali materiale necessario per le terapie intensive. successivamente consegnava all’imprenditore arrestato con lei, le 5 batterie per laringoscopi «che aveva di scorta».

La farmacista arrestata, nelle telefonate intercorse con il complice, l’imprenditore, con cui secondo le indagini ha una relazione, chiede insistentemente di far pagare le pile per laringoscopi sottratte a «250 euro l’una» vista la carenza.

Le lame e le batterie per i laringoscopi, infatti, destinate al funzionamento di apparati indispensabili per intubare i pazienti, in molte occasioni non venivano deliberatamente consegnate ai reparti di anestesia che ne avevano necessità, per essere invece restituite al titolare dell’azienda fornitrice che le rivendeva lucrando indebiti profitti da spartire con il complice.

La giustificazione data dalla farmacista è stata intercettata in una telefonata, dove esprimeva il suo bisogno con queste parole: «Sì, sì dai - dice - una bella mangiata un bel regalo, ci compriamo la borsa di Prada».

In una situazione in cui si pensava alla stretta collaborazione, con le forze di ognuno di noi, non è appunto mancato chi volesse lucrare sui bisogni altrui, per una borsa di Prada. Tanto che, il gip di Busto Arsizio che ha coordinato l’inchiesta non esita a definire i due «avidi e dotati di sconcertante cinismo».