Verona, revocata la cittadinanza a Roberto Saviano, conferita nel 2008

Verona, revocata la cittadinanza a Roberto Saviano, conferita nel 2008

Roberto Saviano non è più un «cittadino onorario» di Verona. La decisione dopo l’appoggio a Carola Rackete e Mimmo Lucano, oltre alle dure critiche a Matteo Salvini.

Dopo 12 anni Roberto Saviano perde la cittadinanza onoraria del Comune di Verona. L’intenzione c’era da oltre un anno, dato che il leghista Alberto Zelger aveva avanzato la proposta già nel 2019.

I motivi della decisione

Il motivo principale riguarda le dichiarazioni dello scrittore in favore di Carola Rackete. A giugno 2019, in occasione del famoso speronamento ai danni di una motovedetta della Guardia di Finanza, l’attivista tedesca finì al centro del dibattito pubblico.

Matteo Salvini, all’epoca dei fatti Ministro dell’Interno, la attaccò duramente per il suo comportamento ritenuto irresponsabile.

Roberto Saviano, al contrario, la difese, sostenendo che la Rackete aveva salvato delle vite umane (dei migranti in difficoltà in acque libiche).

Il leghista Zelger aggiunge che lo scrittore napoletano "si è più volte scagliato contro l’ex ministro Salvini con frasi calunniose e prive di rispetto per le istituzioni, oltre ad aver manifestato pubblicamente il suo disprezzo per il leader della Lega".

Ma non è finita qui: al politico veronese non è piaciuto neanche l’appoggio dell’autore di “Gomorra” a Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace. “Si è schierato a favore di un sindaco che aveva falsificato documenti per favorire l’immigrazione illegale”. I giudici, tuttavia, hanno assolto Mimmo Lucano a giugno di quest’anno.

Le reazioni

Contrari molti esponenti dell’opposizione. In prima fila c’è Michele Bertucco di Sinistra in Comune, che ha definito il tutto “una rappresaglia verso uno scrittore che ha posizioni diverse da questa maggioranza e che vive sotto scorta perché minacciato dalla camorra”.

Contrari anche gli esponenti in Consiglio Comunale di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. L’unico ad astenersi è stato Flavio Tosi, che ha definito il dibattito di “basso livello”.

Alla fine il “sì” ha vinto con ampio margine: 20 consiglieri a favore, 7 contrari e uno solo astenuto.

Nel dicembre 2008 l’allora Consiglio Comunale votò all’unanimità la proposta di cittadinanza onoraria allo scrittore, incontrando il favore anche dei politici di destra. 12 anni dopo, la revoca. È il prezzo che si paga per criticare aspramente il leader della Lega.

Solo pochi giorni fa Giorgia Meloni aveva querelato lo scrittore, che durante la trasmissione televisiva di La7 «Piazzapulita» l’aveva definita, alla pari di Salvini, una ’bastarda’.