Variante inglese coronavirus, Galli: «Cosa mi preoccupa? Quello che è accaduto in Uk»

Variante inglese coronavirus, Galli: «Cosa mi preoccupa? Quello che è accaduto in Uk»

La variante inglese del coronavirus è temuta per la sua più elevata contagiosità.

Coronavirus e varianti. Il tema è attuale più che mai. Quella inglese, in particolare, viene ormai considerata circolante in Italia e c’è il timore che la sua diffusione possa, in qualche modo, rendere più difficile la lotta contro il virus.

La preoccupazione è, soprattutto, per la sua contagiosità più elevata. Molte delle analisi della situazione che stanno arrivando in queste ore hanno come presupposto i dati. Quelli di qualche giorno fa secondo cui, al momento, si può stimare che quasi il 20% (17,8% per l’esattezza) dei tamponi positivi in Italia sarebbe riconducibile alla variante inglese.

La preoccupazione (e probabilmente anche la previsione) è che, nel tempo, possa diventare dominante. Con tutti gli svantaggi che deriverebbero dal doversi confrontare con una variante che si caratterizza per una per una maggiore capacità di contagiare.

Variante inglese coronavirus, la previsione del fisico

Il fisico Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ha chiarito quali potrebbe essere i rischi se la strategia di contenimento restasse quella attuale.

«Nel giro di poche settimane - ha scritto sul The Huffington Post - avremmo un raddoppio dei casi che, unito alla stimata maggiore gravità della malattia, porterebbe il numero dei morti a circa un migliaio al giorno, anche perché la vaccinazione delle persone a rischio sarebbe lontana dall’essere terminata».

Coronavirus, Galli spiega la situazione

Riscontri sugli effetti epidemiologici della variante inglese arrivano anche da chi è impegnato in prima linea contro il Covid. Tra questi c’è Massimo Galli il direttore delle Malattie Infettive del Sacco di Milano.

In un’intervista al Corriere della Sera (edizione del 17 febbraio) ha spiegato come almeno un terzo dei pazienti che sta seguendo direttamente è stato contagiato da una variante su cui sta attendendo dati precisi. «Possiamo - ha evidenziato - ipotizzare si tratti di quella inglese. Per ora non abbiamo evidenza di altri ceppi».

L’infettivologo ha rivelato che in Lombardia potrebbe esserci un’incidenza della variante inglese pari al 30-35%. Il medico rispetto alle possibili evoluzioni ha chiarito ciò, che per lui, è fonte di preoccupazione.

«Quello - ha chiarito - che è accaduto in Regno Unito, dove è tutto è partito intorno al 23 settembre. Se ne sono accorti più o meno due mesi dopo e nel giro di poco ha sostituito l’altro ceppo, che era quello che girava da noi».

La possibilità che la variante inglese possa diventare dominante presuppone la concretizzazione di due scenari ipotetici. Il primo è riguarda quello che potrebbe essere, in un certo senso, il ritmo della diffusione. «Diciamo - ha evidenziato Galli - che se prima era un andamento moderatamente lento, potrebbe diventare molto più rock, con tutti danni del caso».

Variante inglese coronavirus, Galli spiega gli scenari

C’è un risvolto della medaglia. Riguarda il fatto che, ad oggi, non sembrano esserci evidenze scientifiche che diano alla variante inglese un’attestazione di pericolosità maggiore o la capacità di vanificare i progressi in campo medico-scientifico fatti per contrastare il Covid.

Potrebbe, però, far male sui grandi numeri, riuscendo, per un mero calcolo probabilistico, ad andare a colpire le fasce di popolazioni più fragili, ma anche eventualmente a generare un peso sui sistemi sanitari dettato da un’avanzata dell’epidemia.

«Non c’è nessun motivo - ha precisato Galli - di credere che sia più virulento come virus, semplicemente è una variante più contagiosa e quindi se genera grandi numeri sarà più alta percentuale di malati gravi».

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