Vaccino AstraZeneca, Rasi: «Sanguinamenti peggiori li fa l’aspirina ogni anno»

Vaccino AstraZeneca, Rasi: «Sanguinamenti peggiori li fa l'aspirina ogni anno»

Il professor Guido Rasi, ex direttore dell’Ema, ha parlato ai microfoni di Agorà, trasmissione di Rai 3, analizzando la situazione legata alle discussioni attorno al vaccino AstraZeneca

Il vaccino AstraZeneca, i rischi, le trombosi. Temi che, al momento, più che il dibattito scientifico, animano le discussioni di attualità tenuto conto che la cronaca racconta di eventi avversi maturati in seguito alla somministrazione del preparato.

Fatti che si prestano ad alimentare paure, allarmi forse ingiustificati e comunque necessità di informarsi da parte della popolazione. Per evitare che ciò accada bisogna mettere tutti i punti sul piatto, con l’ausilio di opinioni, pareri scientifici e dati oggettivi.

Vaccino AstraZeneca: utilizzato massivamente nel Regno Unito con risultati chiari

Tuttavia, l’esempio che proviene dal Regno Unito è un dato che va analizzato con grande attenzione. Oltremanica si è vaccinato in maniera massiva con AstraZeneca e oggi si vede la luce, con un numero di morti Covid che viaggia verso lo “zero”. A fronte del fatto che in paesi come l’Italia dove continuano a morire 300-400-500 persone al giorno. Non a caso quando si parla di rischi-benefici si mette in conto anche questo.

L’altro aspetto da mettere in chiaro è che oggi si parla di poche unità di possibili (e non verificate) correlazioni che non siano solo temporali tra casi di trombosi e persone che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca in Europa. Un punto su quale arriverà un nuovo pronunciamento dell’Ema.

Chi era a capo dell’Ema e dunque conosce bene la materia legata a valutazioni, approvazioni ed analisi scientifica dei fatti, è il professor Guido Rasi, oggi docente di Microbiologia all’Università Tor Vergata di Roma. «Questo vaccino - ha detto ai microfoni di Agorà su Rai 3 - ovviamente ci fa sempre imparare qualcosa. Cosa succederà non lo so,
aspettiamo cosa dice l’Ema».

AstraZeneca e trombosi: le caratteristiche degli eventi sono eterogenee

«L’evidenza, stiamo attenti, è - ha detto lo scienziato - non è che c’è ancora. Come dicemmo qualche tempo fa: ci sono una serie di segnali. In Germania questo segnale è stato un pochettino più chiaro, ma non è stato dimostrato. In Italia i vari casi di trombosi sono estremamente eterogenei tra loro e solo pochi sono uguali a quelli dello Germania. Questo implica che è ancora più difficile trarre una conclusione. Sarebbe irresponsabile negare che ci possa essere un problema, far finta di niente ed andare avanti, però sarebbe altrettanto poco saggio bloccare tutto in assenza di una reale evidenza e di una prova scientifica rispetto a questo».

«Semmai - ha proseguito - ci fosse un nesso veramente causale questo sarebbe in una piccola percentuale di queste trombosi. Prima di tutto: non c’è nessun motivo per sospendere la campagna, ma il beneficio-rischio continua ad aumentare nonostante questi riporti. Pensiamo ai 400 morti al giorno, se li mettessimo con la stessa enfasi di ciascuno questi casi, sarebbe più bilanciato, anche se non è il caso di farlo».

«Se tutti i casi fossero - ha aggiunto Rasi - con lo stesso meccanismo avrei già delle certezze in più e avrei anche la possibilità di studiare cosa è che lo scatena. Si è sentito questo fatto dell’eparina, degli anticorpi rari anti-eparina, altri casi sono invece classici casi di trombosi».

«Di fronte - ha evidenziato - ad una casistica così limitata, così dispersa sul continente, non è proprio possibile. Stiamo parlando di eventi ultra rari».

AstraZeneca: Rasi cita l’esempio dell’aspirina

E poi un esempio che forse chiarisce meglio di qualsiasi concetto espresso la discussione. «Sanguinamenti - ha evidenziato Rasi - molto peggiori li fa l’aspirina ogni anno in quantità molto maggiore. La gente che finisce in ospedale con sanguinamento da aspirina è molto di più di queste del vaccino, eppure la prendiamo con grande tranquillità e grande sicurezza».

Rasi ha poi chiarito come «trarre conclusioni» resta un esercizio particolarmente complicato. Ha citato l’esempio di un farmaco che nelle prime fasi di monitoraggio che, per effetto del caso, aveva dato luoghi a tre eventi avversi sfavorevoli rimasti poi gli unici nel corso degli anni.

Erano donne in gravidanza malate di Hiv e dopo l’assunzione del farmaco da parte delle suddette ci furono tre casi di malformazioni. Era come se diabolicamente il caso avesse scelto di metterli in fila e ravvicinati al punto da far scattare l’allarme, salvo poi non palesarsi mai più un evento di questo tipo.

Da parte del professore è comunque arrivata una chiosa che potrebbe anche servire a placare quanti al momento potrebbero vedere il vaccino di AstraZeneca con sospetto. «Ora - ha chiosato Rasi - che ce lo consente l’arrivo e la presenza di altri vaccini, possiamo anche iniziare a pensare di utilizzarlo in tutta quella fascia in cui non si è mai verificato l’effetto».