Autore: B.A

Tutta la verità sui Recovery fund: sotto traccia una patrimoniale

Dalla Germania spiegano bene che ok al Recovery fund, ma non si tratta di un regalo agli Stati che devono sottostare a precise regole in materia fiscale.

Ormai siamo abituati alle scene di giubilo, alle dichiarazioni entusiaste sui risultati che il nostro governo raggiunge ogni qual volta c’è un appuntamento in commissione europea o in altro ambiente istituzionale della UE. Fu così quando Gualtieri tornò dall’Eurogruppo, con un Mes, a suo dire meno condizionato di prima. Ed è stato così dopo il Consiglio Europeo, con Conte che ha parlato al Paese, con il trofeo dei Recovery fund che grazie anche all’Italia hanno fatto capolino tra le misure europee di aiuto in questa crisi per il coronavirus.

Entusiasmo dicevamo, che è quello che esternano i nostri governanti ogni qual volta parlano alla popolazione, turbata, scossa e oramai distrutta da una crisi economica e sanitaria senza precedenti. Ma sul successo italiano, sulla bontà dei Recovery fund c’è più di qualche dubbio, così come c’è sul presunto Mes incondizionato. Siamo sicuri che sia tutto a vantaggio dell’Italia ciò che stanno facendo in Europa, e che sembra così buono agli occhi del nostro governo? Germania e Olanda, da sempre contrari a ripartizioni dei debiti tra gli Stati membri sono diventati di colpo accondiscendenti e bonari verso gli Stati che loro da sempre considerano poco virtuosi?

Verrebbe da dire: “Dove sta il trucco?”. Un aiuto a questa domanda viene direttamente dalla Germania, con le dichiarazioni del Ministro delle Finanze tedesco che il nostro quotidiano Economico-politico “Italia Oggi” riporta e che dimostrano come, forse, qualcosa di vero nelle feroci polemiche che scatenano ogni volta le opposizioni c’è per davvero.

Ecco i Recovery fund spiegati dal governo tedesco

Olaf Scholz, ministro delle Finanze spiega, secondo Italia Oggi, in modo piuttosto chiaro che il Recovery fund, il Fondo Ue per la ripresa di cui hanno parlato i capi di governo nella riunione del 26 aprile, potrà essere attuato soltanto a precise condizioni. E soprattutto, smentendo di fatto quello che ha detto Conte l’altra sera agli italiani, non sarà una cosa rapida e in tempi ristretti.

Nell’intervista radiofonica all’emittente di Stato tedesca, cioè la radio pubblica Dlf, Scholz ha detto a chiare lettere che: “Quello che sta accadendo non potrà andare avanti senza un’ulteriore integrazione europea. Farci carico di ulteriori compiti, senza avere prima sviluppato entrate e forme di finanziamento comuni, senza affrontare il dumping fiscale nell’Ue, senza fare in modo che ci siano dei compiti comuni da affrontare insieme, non potrà funzionare”.

Tradotto in termini pratici, i Recovery fund potranno essere utilizzati, a condizione che gli Stati Membri, tutti, facciano i compiti a casa. Una cosa non certo nuova questa sulla posizione tedesca nei vari vertici Europei. Ne trattò ampiamente anche il Corriere della Sera a margine del Consiglio Europeo, quando vennero riportate le dichiarazioni della Cancelliera, Angela Merkel, che ribadì il fatto che siccome si parla di un movimento di soldi enorme, mai utilizzato prima e assolutamente senza precedenti per la UE, occorre che si rivedano i sistemi di tassazione di tutti gli Stati Europei, in modo tale da uniformare i Paesi ed avere quello che la Merkel chiamò “sentiero di convergenza”.

In parole povere, il cosiddetto “dumping fiscale”, con ogni Stato che adotta regole, strumenti e provvedimenti autonomamente, deve essere uniformato. Nonostante l’Italia sia notoriamente uno degli Stati della UE, con la fiscalità più alta e rigida, questo non fa vedere agli occhi di Berlino, il nostro Paese come virtuoso.

Evasione fiscale e paradisi fiscali

Per quanto si capisce dalle parole del Ministro delle Finanze tedesco, tutti gli Stati della UE, nessuno escluso, hanno numenri e fiscalità che difettano di qualcosa rispetto alla sua Germania. In difetto è l’Olanda, che viene considerato un paradiso fiscale e lo è l’Italia, dove non si riesce a contrastare l’evasione fiscale e dove non si fa nulla per tassare la ricchezza privata.

Come dice Italia Oggi, un dito puntato contro l’Italia, che prima di chiedere solidarietà agli altri paesi Ue, farebbe bene a completare i famosi compiti a casa. Strumento innovativo, eccezionale, rapido e immediato nella sua applicazione, sono le parole che Conte ha detto agli Italiani, ma evidentemente c’è ancora molto da lavorare.
Stando alle parole dei tedeschi, dal Recovery fund non arriverà neppure un euro entro l’anno per sostenere il sistema produttivo dell’Italia, questa l’unica interpretazione che si può fare dopo ciò che ha detto il Ministro delle Finanze tedesco.

L’Italia rischia di finire spalle al muro, perché non saranno sufficienti i prestiti Bei e il Sure per la cassa integrazione, cioè le altre misure che il Consiglio Europeo ha sul tavolo insieme al Mes ed ai Recovery Fund. Se non si vorrà attivare il Mes, occorrerà stare alle regole di cui parla Berlino, aumentando il prelievo fiscale soprattutto sulla ricchezza delle famiglie, una vera patrimoniale perché la ricchezza media delle famiglie italiane è superiore a quella dei tedeschi. Difficilmente i tedeschi accetteranno di aiutare con soldi anche loro, le famiglie italiane che sono più ricche di quelle tedesche.