Autore: B.A

Banche - Fisco

19
Lug 2020

Troppo risparmio sul conto corrente? Ecco quando scattano i controlli del risparmiometro

Anche troppo risparmio può mettere un contribuente nel mirino del fisco.

Che fine ha fatto il risparmiometro? Se ne parla poco ormai, ma il risparmiometro è in attività e può scatenare il fisco nei confronti di un contribuente. Infatti i troppi risparmi possono fare scattare i controlli delle entrate nei confronti di un contribuente. Vediamo in sintesi cosa dice la normativa e quando scattano i controlli del Fisco sui conti correnti.

Risparmiometro e controlli del Fisco

Il risparmiometro è lo strumento che il fisco italiano utilizza per monitorare il conto corrente delle persone e fare emergere eventuali segnali e campanelli d’allarme. Uno strumento questo che il fisco utilizza per controllare i versamenti su conto corrente degli italiani. Mai come adesso lo strumento torna di attualità per via dei nuovi limiti all’utilizzo del contante. Infatti coi nuovi limiti all’uso del contante, sono tornate le discussioni sui potenziali pericoli dal punto di vista fiscale, sui movimenti riguardanti i conti correnti.

Cosa controlla il fisco con il redditometro

Come riporta il sito «quifinanza.it», il redditometro è capace di controllare tutto insieme, conti correnti, conti di deposito, investimenti in azioni, obbligazioni, prodotti finanziari in generale.

In parole povere, lo strumento controlla tutti i movimenti sul conto e i relativi investimenti e poi li incrocia con i redditi dichiarati all’Agenzia delle Entrate da parte del titolare del conto.

Ed è in una particolare operazione matematica prodotta tramite algoritmo, che il fisco riesce a valutare se il risparmio è equo rispetto al reddito dichiarato dal contribuente. In caso di scarto eccessivo, cioè se il contribuente mette da parte troppi soldi rispetto a quello che produce, scattano i controlli fiscali.

Grazie alle banche dati i conti dei contribuenti vengono visionati quasi in tempo reale e i dati fuoriusciti, incrociati con gli altri database, il che rende facile il controllo.

Ma il redditometro per molti è un fallimento

Quando nacque, nel 2012 con l’allora Governo Monti, il redditometro non piaceva praticamente a nessuno, perché secondo alcune teorie, questo strumento violava i principi della nostra Costituzione in quanto vessava la libertà dei singoli individui.

Questo strumento nato per scovare chi vive nel lusso con redditi da fame, chi riesce a risparmiare un botto nonostante dichiari poco di reddito, per molti non ha funzionato. Poco tempo fa infatti, la Corte dei Conti ha confermati che lo strumento nelle mani dell’Agenzia delle Entrate, che doveva rivoluzionare tutto, dando una concreta mano nella lotta all’evasione fiscale ha funzionato male.

Secondo la deliberazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato 2019, il redditometro è finito sotto accusa perché è stato utilizzato un numero davvero irrisorio di volte. Adesso però con il nuovo limite all’uso del contante, la situazione potrebbe cambiare, e il redditometro potrebbe tornare ad essere utilizzato per centrare gli obbiettivi per i quali fu varato tra mille polemiche.