Autore: G.M

3
Ott

Ticket sanitari: ecco cosa cambia e chi vi rimetterà

Il neo Ministro Speranza prepara quella che lui definisce «riforma storica».

La riforma dei ticket sanitari è l’obbiettivo del governo e del neo Ministro della Salute, Roberto Speranza. Che cosa verrà fatto e cosa cambierà di concreto in base al progetto riformatore? Secondo l’esecutivo, la riforma produrrà "una maggiore equità nell’accesso dei cittadini all’assistenza sanitaria”. Queste le parole del Ministro Speranza, unico nella squadra di governo di «Liberi e Uguali».
Secondo gli scettici però, le modifiche potrebbero trasferire costi eccessivi su alcune categorie di cittadini.

Ticket sanitari, cosa cambia?

La storica riforma secondo il lucano Roberto Speranza sarà incentrata sul principio che chi ha di meno pagherà di meno, mentre chi ha di più pagherà di più. Anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha parlato usando più o meno gli stessi termini del suo Ministro della Sanità. «I ticket verranno pagati in base al costo delle prestazioni, al reddito della famiglia del richiedente le prestazioni e calmierando un tetto massimo di spesa annuale», queste le parole del Premier in riferimento al cambiamento del calcolo dei ticket sanitari.

I dubbi e i numeri della sanità nostrana

Piovono già critiche su quello che il governo intende fare. Molti si chiedono se sia necessario intervenire a riformare il sistema sanitario nazionale che presenta già numeri particolari, con la stragrande maggioranza della spesa che ricade su poche persone tra esenzioni, evasione e utenti che si rivolgono alle strutture sanitarie private.
In effetti, nella penisola, su 44 milioni di utenti della sanità pubblica, 24 sono esenti. Il paradosso è che sono proprio o 24milioni di esenti a consumare 145 milioni di euro di servizi sanitari, sui 205 milioni che annualmente vengono erogati dal sistema sanitario nazionale. Ecco che il dubbio sorge spontaneo circa la portata del provvedimento. A cosa serve e cosa produrrà in termini di vantaggio per casse statali o per cittadini se già oggi la stragrande maggioranza degli utenti risulta esente?

Tra pubblico e privato

A sollevare la questione e a dare manforte ai dubbi ci ha pensato uno dei predecessori di Roberto Speranza al dicastero della Sanità, cioè Beatrice Lorenzin.
L’idea di fare pagare le prestazioni anche in base alle condizioni reddituali di una famiglia, cioè usando l’Isee, appare nobile, ma secondo la Lorenzin serve a poco. «Quando ero Ministro, provammo a fare numerose simulazioni su una ipotetica riforma del ticket, ma il risultato era sempre il medesimo, cioè si faceva pagare di più al ceto medio, che poi è quello che regge il sistema», così la Lorenzin che ha anche sottolineato come i più forti redditualmente usano la sanità privata piuttosto che la pubblica.
Oggi per essere esentati bisogna avere una età superiore a 65 anni, oppure inferiore a 6 anni. Per le esenzioni reddituali invece, oggi la soglia è di 36.000 euro come reddito familiare. Il rischio di caricare eventualmente il costo di ulteriori esentati su poche famiglie non appare campato in aria.