Terza ondata Covid e effetto varianti, zone gialle da abolire?

Terza ondata Covid e effetto varianti, zone gialle da abolire?

Diversi esperti segnalano la necessità di rivedere le misure di contenimento, il fisico Giorgio Sestili in un’intervista all’Adnkronos ha parlato di zone gialle «incompatibili con il nuovo scenario delle varianti»

Ci sarà una terza ondata Covid? Forse non è questa la domanda più opportuna. L’interrogativo può essere cambiata in: è in corso una terza ondata di contagi da coronavirus? La risposta la daranno i fatti e dati dei prossimi giorni, ma ad oggi diversi esperti segnalano quantomeno la possibilità che la situazione da qui a qualche settimana possa farsi complicata.

Per iniziare a capire quello che è il quadro bisogna partire dai fatti. «Nell’ultima settimana - ha spiegato l’immunologa Antonella Viola a SkyTg24 - si è cominciato a vedere effettivamente un aumento dei contagi. È un po’ presto per dire se è una terza ondata o se sono delle oscillazioni che si manterranno più o meno piatte. Saliranno, scenderanno, però non ci sarà un picco».

Terza ondata Covid, necessario il contenimento

«Questo - ha precisato - dipenderà anche da noi, dalle misure che verranno messe in atto. È ovvio che se noi a questo trend di aumento del contagio reagiamo manteniamo tutto com’è adesso è facile che una terza ondata arrivi.»

Parole che appaiono in contrapposizione rispetto a quanti immaginavano che con il nuovo Dpcm si potesse aspirare a riaperture. Un’azione di contenimento si potrà comunque avere dal fatto che i dati epidemiologici porteranno alcune regioni già a lasciare la zona gialla e approdare in arancione.

Una stretta che avviene quasi per inerzia in base alle norme. Altre regioni, però, manterranno il proprio status di territorio in «fascia gialla». In quel caso, avranno la possibilità di muoversi liberamente all’interno del territorio regionale, con bar e ristoranti aperti per il servizio in loco dalle 5 alle 18.

Ipotesi terza ondata e zone gialle, una relazione che preoccupa

«Sappiamo - ha detto Andrea Crisanti nel corso di Piazza Pulita - una cosa per certa: la zona gialla non funziona». «Il problema - ha precisato il virologo dell’Università di Padova - dei ristoranti non è che non sono luoghi sicuri. Non è sicuro il nostro comportamento.»

Dalle parole di Crisanti è emersa la necessità di protocolli che siano ancora più stringenti rispetto a quelli già esistenti in relazione alla possibile composizione di un tavolo. L’obiettivo sarebbe abbassare il rischio di propagazione del virus. Lo scienziato ha fatto capire come andare a mangiare fuori con solo i componenti del nucleo familiare o solo con un’altra persona potrebbe avere un effetto di diminuire la probabilità di diffusione virale.

«Il ristorante - ha ribadito - non è per di se pericoloso, è pericoloso quello che facciamo. Ci riuniamo, leviamo la mascherina e parliamo. Quindi diamo al virus l’opportunità per trasmettersi, quindi una possibilità potrebbe essere quella di regolare l’accesso ai ristoranti invece che chiuderli.»

I dati, ad oggi, raccontano che le zone gialle non pongono lo stesso freno al contagio rispetto a quello generato dalla fascia arancione e rossa. L’avanzata di una variante contagiosa come quella inglese potrebbe, di fatto, acuire il rischio di un peggioramento della tendenza.

Terza ondata coronavirus, zone gialle da abolire?

In un virgolettato riportato dall’Adnkronos il fisico Giorgio Sestili ha fatto sapere di ritenere che le zone gialle siano «incompatibili con il nuovo scenario delle varianti.»

Il fisico ha sottolineato come altri paesi siano in lockdown da settimane, lasciando intendere come poteva essere utopico immaginare che il virus avrebbe risparmiato l’Italia. Soprattutto con tante regioni ancora «gialle», una bassa percentuale di vaccinati e la progressione di una variante con una capacità diffusiva maggiore del 40%.

«Solo la miopia - ha detto Sestili - della politica e di chi è chiamato a prendere decisioni poteva aspettare tutto questo tempo inerme. I contagi nelle prossime settimane continueranno a salire, oramai la dinamica si è innescata e servirà tempo per tamponarla, ma bisogna agire subito e in fretta. Proprio 8 giorni fa avevo proposto di abolire le zone gialle».

Lo scienziato ha precisato come la mancata tempestività delle azioni potrebbe avere luogo «una crescita esponenziale dei casi» in grado di far rivedere i «picchi di novembre».