Autore: Antonio Murante

Siti Porno, il blocco della Lega può diventare legge

La Lega avanza proposte per la chiusura ed il blocco dei siti porno sul web in automatico.

L’argomento che riscalda i temi in questi giorni sul tavolo della Lega è la proposta di chiusura sul web libero dei siti porno e siti con contenuti violenti. La proposta parte dal senatore leghista Simone Pillon che nella sua proposta di legge a protezione dei minori al cyberspazio dai contenuti di materiale per adulti.

Ancora in attesa dell’approvazione della Camera, il testo sottoscritto da Pillon prevede una sorta di parental control (già presente su smart tv per le reti di Sky o Mediaset Premium) su tutti i dispositivi che consentono una connessione internet una sorta di filtro, disattivabile dall’utente, per consentire la navigazione su siti per adulti e su siti espliciti ad immagini di violenza. Tutti gli utenti avranno così modo di accedere in maniera consenziente alla navigazione ’senza limiti’.

La richiesta ha lo scopo di rendere internet un luogo sicuro ai ragazzi che a volte si trovano bombardati di richieste e di accettazione di cookie per siti riservati esclusivamente per adulti.

La proposta del senatore della Lega

La proposta del senatore Pillon è molto chiara nella richiesta e cioè:
«Non è un filtro per il porno ma per tutti i contenuti violenti a cui potrebbero imbattersi i bambini durante una navigazione in rete, in modo da evitare di imbattersi in siti con contenuti espliciti o pericolosi. Il sistema di protezione fornito è pre istallato precedentemente sui dispositivi sarà disattivabile in qualsiasi momento dall’utente grazie ad una password che verrà fornita insieme alle istruzioni al momento dell’acquisto del bene in modo di totale autonomia e riservatezza».

Già in stato di lavoro le compagnie telefoniche e di comunicazione elettronica per garantire una navigazione dove i consumatori possano scegliere in maniera autonoma e consona l’utilizzo della rete. Mentre per il senatore Pillon è un atto dovuto alla protezione a favore di tutti i genitori (e dei minori) ignari della visione dei propri figli di determinati siti, la visione invece è diversa per l’esperto di rete Quintarelli che accusa la proposta di legge come un «grave danno alla libertà di e di accesso alle informazioni».

Attualmente il testo è in mano alla commissione competente per eventuali modifiche prima di passare alla Camera entro il 29 giugno dove si dovrà decidere la conversione in legge.