Autore: B.A

Immigrazione

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Giu

Sea Watch: condannati i carcerieri che si erano mischiati ai profughi

Sulla nave della Rackete anche tre torturatori, tornano le polemiche sulla Sea Watch

Era la notte tra il 28 ed il 29 giugno 2019 quando a Lampedusa attraccò una nave di una ONG con a bordo 185 migranti. La nave era la Sea Watch, condotta dalla Capitana Carola Rackete. Un arrivo a Lampedusa che fece polemiche per settimane. Infatti molti parlarono di arrembaggio, perché nessuno aveva autorizzato la Rackete ad entrare in Italia con il suo grosso cargo.

Erano i tempi del governo Conte uno, quello in cui al Viminale siedeva Matteo Salvini. Oggi la storia torna di attualità, ad un anno circa di distanza, perché tre dei passeggeri della nave che la Rackete «salvò» nel Mediterraneo, non erano profughi o migranti in fuga dalle torture, ma i torturatori stessi.

I tre riconosciuti colpevoli

Che sui barconi oltre alla povera gente ci possano essere anche delinquenti e criminali non è certo un mistero. Ed è una cosa che anche i più perfidi sostenitori dell’accoglienza non possono negare. La conferma arriva da uno sbarco che ha riguardato la nave più popolare tra le tante delle Ong che scandagliano il Mediterraneo, la Sea Watch che deve la sua popolarità proprio alla notte dello sbarco a Lampedusa.

Senza autorizzazione la Rackete spinse al molo siciliano il suo natante, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza. La Rackete fu Prina arrestata, poi liberata, scatenando una lunga polemica contro l’allora Ministro dell’interno Matteo Salvini.

Riccardo Magi di +Europa, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, Davide Faraone, Matteo Orfini e Graziano Delrio del Pd erano a bordo della nave. Una azione dimostrativa delle opposizioni del governo Conte uno, molti dei quali oggi sono maggioranza del governo Conte bis. Sulla nave però, c’erano anche tre carcerieri e torturatori, mischiati ai migranti. Tre criminali delle terribili carceri libiche quindi, arrivarono a bordo della Sea Watch di Carola Rackete, come si scoprì dal momento che i tre furono riconosciuti come presunti torturatori nei centri di detenzione libici da alcuni migranti sbarcati.

I tre criminali sono Mohamed Condè, detto Suarez, 22 anni della Guinea, Hameda Ahmed, 26 anni, egiziano e Mahmoud Ashuia, egiziano, 24 anni. I tre erano stati fermati all’hotspot di Messina nel settembre scorso. Un fermo dovuti a pesantissime accuse che erano state mosse contro di loro. Dalla tortura alla violenza sessuale, dalla tratta di esseri umani all’omicidio. Sembra che lo scorso settembre, quando ormai il governo aveva cambiato Ministro dell’interno, con Luciana Lamorgese al posto di Matteo Salvini, il fatto che i tre erano arrivati in Italia sulla discussa Sea Watch, era stato tenuto nascosto.

Meloni e Salvini all’attacco

Adesso sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni, i due leader delle due maggiori forze di opposizione del governo, attaccano duramente l’esecutivo richiamando l’attenzione sulla questione. Sul quotidiano «Libero» vengono riportate alcune dichiarazioni dei leader di Fratelli d’Italia e Lega. Per esempio, Salvini parla di situazione, che pur essendo tragica, quasi da ridere. "Una notizia che si commenta da sola, quasi comica se non fosse tragicamente imbarazzante. E che ci motiva a combattere affinché l’Italia abbia un governo e leggi che fanno della difesa dei confini e della sicurezza nazionale una priorità, non un optional”, queste le parole di Salvini che sulle ONG e sul fatto che quando era al Viminale, ne impediva lo sbarco, è finito pure a processo.

Non meno dura la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Con un palese riferimento a Graziano Delrio, Matteo Orfini e gli altri parlamentari del centrosinistra che con un blitz erano riusciti a salire sulla Sea Watch, come gesto dimostrativo e come spinta su Matteo Salvini, che non voleva far attraccare l’imbarcazione, la Meloni ha ironizzato con un eloquente "Non hanno nulla da dire i parlamentari di sinistra che salirono sulla nave?”.