Ristoranti aperti la sera e in zona arancione? Ci sono richieste e proposte

Ristoranti aperti la sera e in zona arancione? Ci sono richieste e proposte

La possibilità che i ristoranti riaprano la sera in zona gialla e almeno a pranzo in arancione resta all’attenzione del governo, ma la situazione è da definire.

Sono possibili le riaperture di bar e ristoranti la sera? La domanda, quando c’è da discutere sul nuovo Dpcm, è sempre lecita. E la risposta è meno certa di quel che si può pensare. Sia in un senso che in un altro. Per capire lo stato delle cose occorre, però, definire quello che è il quadro delle cose.

Il primo dato da mettere bene in chiaro è che questo non pare essere il periodo opportuno per pensare ad allentamenti per le misure. La curva viene considerata in salita e l’azione delle varianti coronavirus un rischio aggiuntivo. Tuttavia, c’è una richiesta da parte degli enti locali a valutare la possibilità di poter riaprire le attività di ristorazione la sera e, verosimilmente, entro i limiti fissati del coprifuoco.

Ristoranti in zona gialla aperti la sera: la situazione

In una richiesta dell’Anci, rilanciata da diverse agenzie, si può evincere un principio. Avere le persone sedute attorno ad un tavolo, in un ristorante che rispetta perfettamente protocolli anti-contagio (magari da definire in maniera più rigida), diventa molto più sicuro che vedere le persone consumare in strada grazie all’asporto. Circostanze che sono destinate a far diventare sempre più esponenziale il problema degli assembramenti con l’arrivo di temperature più miti.

Nei giorni scorsi il Cts aveva elaborato dei possibili protocolli relativi alla possibilità che bar e ristoranti potessero riaprire in fascia gialla alla sera e in arancione a pranzo. Un lavoro a cui era seguita la notazione secondo cui le riaperture in questione avrebbero comunque potuto rappresentare un rischio epidemiologico attivo con decisione affidata alla politica.

Riaperture bar e ristoranti, la proposta di Toti

Tuttavia, non mancano proposte che siano basate anche su chiavi di lettura diverse rispetto a quelle che hanno basato le chiusure fino al momento. Nel corso della trasmissione Rai Agorà il governatore della Liguria Giovanni Toti ha fatto una proposta rispetto alla possibilità di limitare le chiusure di un settore che rappresenta una voce importante dell’economia del Paese.

«Faccio - ha detto il governatore ligure - l’esempio più banale del mondo: ristorante che in zona gialla ha 50 coperti e una distanza di un metro tra un cliente e l ’altro, in zona arancione ha 25 coperti e una distanza di due metri da un cliente e l’altro. Che vuol dire rarefare i contatti sociali, vuole dire aumentare la distanza sociale. Ma vuol dire agire sul lato dei volumi e non seccamente, drasticamente, dell’aperto e chiuso».

Nuovo Dpcm: si deciderà su riaperture

Il governo Draghi dovrà partorire la conferma o nuovi sistemi di restrizione entro il 5 marzo, data di scadenza dell’attuale Dpcm che regola le strategie di contenimento. Dal confronto con regioni e altri enti locali potrebbero, tuttavia, emergere anche nuovi sistemi di valutazione del rischio. A partire dai parametri con cui si determinano le zone gialle, rosse o arancioni.

Tra gli obiettivi certi dell’esecutivo c’è quello di individuare un meccanismo per il quale eventuali aperture o chiusure possano essere comunicati con un preavviso congruo a non generare difficoltà in chi deve organizzare la propria attività economica. Il Cdm del 22 febbraio rappresenterà un passaggio chiave.

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