Riapertura dal 20 aprile: la situazione attuale e cosa potrebbe cambiare

Riapertura dal 20 aprile: la situazione attuale e cosa potrebbe cambiare

Il previsto check di metà mese potrebbe portare a delle riaperture rispetto alle disposizioni del nuovo decreto in vigore dal 7 aprile, ma attenzione: la strada è percorribile solo davanti a precise condizioni epidemiologiche.

Pasqua e Pasquetta sono alle spalle e tornano le restrizioni Covid disposte dai vecchi e dal nuovo decreto. Ma il mese di aprile potrebbe diventare una scadenza entro cui potrebbero concretizzarsi delle riaperture, quantomeno a partire dal 20 aprile.

Un orizzonte che, al momento, è solo ipotetico e che potrebbe essere reso possibile da determinate condizioni, ma il dibattito è sicuramente aperto. Le discussioni avranno protagonisti come di consueto il governo, oggi espressione di una maggioranza che ha punti di vista eterogenei sulla questione riaperture, e i tecnici.

Da una parte il timore relativo al contagio su dati che restano alti soprattutto sul fronte delle ospedalizzazioni, dall’alta la necessità di fare i conti con la situazione socio-economica di un Paese stremato da oltre un anno di restrizioni. E si sa che trovare un equilibrio non è certo impresa facile

Nuovo decreto Covid: cosa cambia dal 7 aprile

Per capire perché si inizia a parlare di riaperture a partire dal 20 aprile occorre delineare quella che è la situazione attuale. L’ultimo decreto del governo Draghi sarà in vigore, almeno nei piani, dal 7 al 30 aprile. Ed è noto che la strada intrapresa dal governo sia stata quella di una direzione prudenziale. Per tutto aprile mobilità e alcune attività economiche saranno interessate da restrizioni che saranno interessate da un provvedimento che prosegue sulla scia delle misure rigorose. Volendo riassumere il contenuto del decreto in due punti, si potrebbero citare:

  • Lo stop alle zone gialle fino a fine mese, con unica possibilità per le regioni di essere rosse o arancioni sulla base delle ordinanze del Ministero della Salute

L’eventualità che che a partire dal 20 aprile si possa iniziare a parlare di riaperture sarebbe frutto del fatto che la presumibile spinta di una parte della maggioranza è riuscita a strappare la possibilità di un “check” dopo qualche settimana dall’entrata in vigore del nuovo decreto. Una verifica che si immagina possa avvenire per l’appunto tra la metà di aprile la fine della seconda decade del mese.

Cosa può accadere dal 20 aprile

Ma cosa potrebbe accadere a partire dal 20 aprile? La prima cosa da mettere in chiaro è che ogni evoluzione che preveda un allentamento delle misure passa per dati che, nei prossimi dieci giorni o due settimane, raccontino di una situazione epidemiologica in miglioramento.

Lo stesso Mario Draghi ha già evidenziato anche in alcune uscite pubbliche come a dettare la linea saranno sempre e comunque i numeri. Occorrerà, dunque, che per un’eventuale spinta aperturista intervengano tre fattori:

  • Diminuzione dei contagi in maniera tale da poter mettere nuovamente in azione un tracciamento efficace dei contagi per spegnere eventuali focolai
  • Calo della pressione sui sistemi sanitari e sugli ospedali, con particolare riferimento al numero di pazienti ospedalizzati e al grado di saturazione delle terapie intensive

Tuttavia, anche nelle migliore delle ipotesi non è lecito attendersi un allentamento che sia totale. Ogni uno scenario probabile da immaginare, qualora i numeri citati fossero favorevoli, è che il primo passo possa essere il ripristino delle zone gialle dove il quadro epidemiologico lo renda possibile. Uno step che diverrebbe intermedio in vista di allentamenti ancor più considerevoli in vista di un progressivo e graduale miglioramento della situazione.

Potrebbero, in tal modo, tornare ad aprire i ristoranti, quantomeno a pranzo e in dove la situazione Covid sarebbe sotto controllo. Da valutare poi quale potrebbe essere l’approccio verso altre attività che sono chiuse da mesi. In particolare potrebbe diventare il momento anche per iniziare ad applicare i protocolli di settori che sono al palo da mesi. Il riferimento a cinema, teatri, palestre, piscine e quant’altro è chiaro.

Riaperture dal 20 aprile? Ecco cosa potrebbe cambiare

Lasciando da parte il discorso relativo agli spostamenti e ponendo il focus sulle sole attività che potrebbero beneficiare di un allentamento che sia successivo al check, a sua volta subordinato ad un miglioramento di un quadro epidemiologico, si può fare un riassunto di ciò che potrebbe cambiare e come potrebbe accadere.

  • Riapertura di bar e ristoranti in aree con dati da zona gialla per il servizio in loco. Tra le soluzioni a cui si sta pensando c’è anche quella di limitare l’apertura dalle 5 alle 16 e non alle 18.
  • Cinema e teatri potrebbero riaprire con sedute distanziate, obbligo di mascherina, ingressi contingentati e accesso riservato a quanti abbiano usufruito di un sistema di prenotazione che sia diverso dalla possibilità di acquistare il biglietto in loco
  • La zona gialla potrebbe restituire ai centri commerciali la possibilità di aprire nei fine settimana, con un soluzioni che magari evitino i possibili assembramenti e resse determinate dal consueto approdo massivo di persone il sabato e la domenica
  • L’unica possibilità di riapertura entro il mese di aprile per palestre e piscine è che sia dia il via libera a lezioni individuali, anche se se ne parla ormai da mesi senza che poi questo abbia trovato applicazione rispetto ad una possibile nuova facoltà di apertura

Si tratterebbe di allenamenti che sarebbero lontani dal restituire una totale normalità al Paese, ma sicuramente rappresenterebbero passi significativi rispetto alla possibilità di vedere quella agognata luce in fondo al tunnel.

La palla passa al premier Draghi ed al suo governo che, nel prendere decisioni, dovrà sempre tenere conto in una situazione che resta particolarmente delicata e ogni passo falso, in un senso o in un altro, può essere pagato a caro prezzo.

Le fughe in avanti rischiano di essere pagato a prezzo sotto il profilo epidemiologico, una strategia eccessivamente prudenziale rischia di alimentare il malcontento di un Paese che ha diverse componenti in ginocchio sotto il profilo economico.

L’unico dato certo è che quasi nessuno invidia chi, in questa fase, ha l’onere di prendere decisioni cruciali e che rischiano di avere anche una portata di livello storico.