Restrizioni Covid, segnali cambiamento strategia da governo? Richeldi (Cts): «Non che a me risulti»

Restrizioni Covid, segnali cambiamento strategia da governo? Richeldi (Cts): «Non che a me risulti»

Sono tante le ipotesi rispetto alle nuove possibili restrizioni per frenare il contagio, ai microfoni di Omnibus si è espresso il professor Luca Richeldi, membro del Cts.

Quali saranno le nuove restrizioni per frenare la diffusione del Covid? Alla domanda, al momento, si può rispondere unicamente con le ipotesi che vengono fatte.

È innegabile che, al momento, la situazione desti non poca preoccupazione. Il numero dei casi quotidiani e la maggiore contagiosità delle varianti sono fattori che potrebbero rendere problematico il livello delle ospedalizzazioni e dei ricoverati in terapia intensiva. Numeri che potrebbero crescere fino a diventare di difficile sostenibilità per il sistema sanitario nazionale.

Come alcuni esperti amano ripetere: non esiste un manuale per affrontare una pandemia come quella che si sta vivendo. Ormai, però, si ha l’esperienza per sapere cosa funziona per frenare la diffusione del virus: limitare i contatti interumani e la mobilità.

La sublimazione di queste due strategie è il lockdown totale. Ipotesi forse irrealistica dato che si deve già fare i conti con una situazione socio-economica provata ad ogni livello da mesi di chiusure e restrizioni. Da qualche giorno si sta, però, facendo strada un’ipotesi che possa fermarsi solo un passo indietro: la zona rossa nazionale.

Nuove restrizioni: ipotesi super zona rossa

Quella che è già stata ribattezzata «super zona rossa» sarebbe da mettere in atto per tre settimane per abbattere la curva del virus, far respirare gli ospedali e parallelamente imprimere una decisa accelerata alla vaccinazione delle fasce più deboli della popolazione. Una sorta di ultimo sforzo.

L’alternativa sarebbe quella di un coprifuoco anticipato, con la zona rossa per festivi e pre-festivi. Le indiscrezioni, ad oggi, segnalano che soprattutto gli scienziati starebbero segnalando la necessità di mettere in atto nuove restrizioni rispetto a quelle che sono le misure del Dpcm che è entrato in vigore dal 6 marzo.

Attenzione, però, l’Italia tra zone rosse e arancioni rafforzate ha ormai buona parte del suo territorio nazionale in una situazione di grandi limitazioni. E c’è il sospetto che anche nelle altre regioni, in base al trend dei parametri, possano finire in zona rossa senza la necessità di una di delibera verso una omogenea.

Covid, le restrizioni sono già territoriali

Risulta interessante la dichiarazione resa da Luca Richeldi ai microfoni di Omnibus, trasmissione di La 7. Il professore di Pneumologia all’Università Cattolica è anche membro del Comitato Tecnico Scientifico. Pur sottolineando di parlare a titolo personale, ha messo in chiaro diversi aspetti. «Il Comitato Tecnico Scientifico - ha precisato - non si è espresso in maniera ufficiale su nessuna richiesta di variazione delle misure.»

«Ricordiamoci - ha aggiunto - le misure che abbiamo deciso mesi fa, nel nostro paese, sarebbero state proporzionali alla situazione epidemiologica». «I dati - ha proseguito il professore - che arrivano giorno per giorno sono quelli che trainano».

«Le misure - ha dichiarato Luca Richeldi - devono essere definite dai dati e non dalle date. È difficile adesso prevedere che cosa succederà tra una settimana, tra due settimane. Dobbiamo essere in grado sì di anticipare con le nostre previsioni o con quello che ci dicono i nostri epidemiologi, ma in questo momento abbiamo ancora questa strategia che è una strategia di aperture e chiusure localizzate e non generalizzate».

Chiamato a rispondere se il governo abbia mostrato o meno segnali di cambiamento rispetto a questa strategia, Richeldi ha replicato: «Non che a me risulti, onestamente».