Autore: B.A

Regione Calabria: le elezioni di gennaio a rischio annullamento per un ricorso al Tar

Un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo rischia di invalidare le regionali di gennaio.

In Calabria rischia di verificarsi la stessa situazione che nel 2012 capitò in Molise e cioè che la mancanza della preferenza di genere mette in pericolo la Legislatura appena partita. A gennaio infatti ci furono le tanto attese elezioni regionali per la Regione Calabria. Elezioni che videro la netta affermazione di Jole Santelli (espressione di Forza Italia) e del centrodestra. Le elezioni di gennaio per la regione Calabria sembrano a rischio annullamento, anche se alcuni eletti si sono già costituiti in giudizio per scongiurare questa ipotesi.

La giunta Santelli a rischio?

In meno di un anno la giunta Santelli, da gennaio in carica, rischia di essere mandata a casa da un cavillo burocratico. Questa la notizia che circola in Calabria, anche se al momento si tratta di una semplice ipotesi. Infatti è stata promossa una azione legale da parte dell’avvocatessa, Rossella Barberio. Il legale infatti ha avvito, in rappresentanza di un gruppo di cittadini, una autentica azione popolare ricorrendo al Tar della Calabria e chiedendo agli ermellini di controllare il corretto funzionamento delle assemblee elettive.

Nel ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, si chiede espressamente l’annullamento delle scorse elezioni regionali per una serie di motivazioni che l’avvocatessa evidentemente ritiene valide.

I motivi del ricorso

Tra i motivi addotti alla base del ricorso che la Barberio a nome di alcuni cittadini ha prodotto, ci sono diverse questioni di illegittimità. In primo luogo, illegittimità della soglia di sbarramento fissata all’8%, che secondo i ricorrenti, andrebbe ritenuta eccessivamente elevata e lesiva dei principi di democraticità e rappresentatività. Su questa presunta illegittimità, la Barberio sottolinea una vecchia pronuncia della Corte Costituzionale sulla vecchia legge elettorale conosciuta con il nome di “Porcellum”.

Poi vengono sollevati dubbi di illegittimità anche sul fatto che ai partiti che errano già rappresentati nel consiglio regionale uscente, o in Parlamento, non fu caricato l’onere della canonica raccolta firme per la presentazione delle liste. Infine, altro dubbio di presunta illegittimità è quello relativo al probabile mancato rispetto delle norme nazionali sulla doppia preferenza e le quote di genere.

Alcuni eletti sul piede di guerra

Contro la tesi e l’ipotesi di sciogliere prima del tempo la giunta, si sono costituiti in giudizio numerosi esponenti della minoranza, tra cui i democratici Luigi Tassone e Carlo Guccione. Sul mancato rispetto della questione quote rosa o di genere come vengono chiamate, fa scalpore il fatto che si stia opponendo al ricorso dei cittadini, anche Flora Sculco che durante l’amministrazione Oliverio (la precedente amministrazione regionale della Calabria), presentò la proposta normativa relativa proprio alla quota femminile obbligatoria da inserire.

La Sculco in pratica, fu una delle promotrici di una delle proposte di legge sulla doppia preferenza di genere in Calabria, una proposta bocciata ma sulla quale adesso sembra aver cambiato idea, dal momento che è uno dei consiglieri regionali che adesso si pone contro proprio la doppia preferenza.