Autore: B.A

Unione Europea - Crisi economica

Recovery Fund, nuova intesa: ha vinto l’Italia o no?

Conte è riuscito a portare a casa le richieste italiane o hanno vinto Olanda e altri Paesi frugali? La verità

“Intesa storica sul Recovery Fund da 750 miliardi”, «Conte porta a casa 36 miliardi», sono solo alcuni dei titoli con cui i media italiani hanno dato risalto alla notizia dell’accordo raggiunto, ma non ancora definitivo, alla UE dopo giorno di trattative tra i vari leader degli Stati membri.

Come esce l’Italia da questo nuovo accordo? Una domanda molto importante questa, alla luce delle problematiche emerse in queste settimane, con i cosiddetti Paesi frugali a fare da tappo contro il nostro Paese, soprattutto l’Olanda del Premier Rutte. Vediamo cosa è successo a Bruxelles e cosa c’è nel nuovo accordo, soprattutto dal punto di vista italiano.

Calano i sussidi del Recovery Fund

A prima vista in base a quello che è emerso ieri a Bruxelles, sul Recovery Fund e sulle misure che la UE ha deciso di mettere in campo per aiutare i Paesi membri della Comunità, alle prese con l’emergenza Covid e la sua grave crisi economica, si nota un calo dei sussidi, cioè dei soldi a fondo perduto destinati in tranche a tutti gli Stati. Manca anche la conferma del cosiddetto freno d’emergenza che ha nell’Olanda del Premier Rutte il più e fermo promotore.

Dopo 5 giorni di trattative, sembra che all’alba di oggi sia stata trovata una sintesi. E molti dei leader hanno usato parole entusiastiche sui risultati raggiunti. La Merkel per esempio parla di una Europa «capace di aprire nuovi orizzonti».

Ma vi sono altri leader come Macron, che ammette le difficoltà a trovare una sintesi tra le diverse posizioni degli Stati membri. Una cosa che è stata confermata è che per tutti gli Stati, chi vuole i fondi dovrà rispettare le raccomandazioni, con la Commissione Europea che vigilerà su come gli Stati spenderanno i soldi.

Fondi si, ma con compromessi

Il quotidiano «La Stampa» fa un sintetico quadro del nuovo accordo trovato. «Un taglio netto ai fondi per la Sanità, per la ricerca e pure a quelli per la transizione energetica. La rinuncia a fissare per la riluttante Polonia chiare condizioni legate agli obiettivi climatici. Un meccanismo per vincolare i fondi Ue al rispetto del diritto nettamente indebolito su richiesta di Viktor Orban», questi i nuovi punti cardine dell’accordo.

L’accordo sulle cifre del Recovery Fund è stato trovato sulla base di 750 miliardi di euro di debito comune. Una cifra enorme, mai inserita prima in un piano europeo, anche perché mai la UE da quando è nata, si è trovata a dover affrontare una crisi economica come questa, la peggiore dal dopoguerra ad oggi.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha ricordato che «chi vuole i fondi deve rispettare le raccomandazioni». Macron e Merkel che come sempre si sono presentati insieme in conferenza stampa, si sono detti orgogliosi del risultato ottenuto pur tra mille veti imposti dai vari Stati, evidentemente ognuno con differenti visioni della UE.

Ma la soddisfazione è stata evidente fa parte di tutti i leader dei 27 Paesi, da Sanchez a Orban, dalla Finlandia alla Croazia, e anche il nostro Premier Conte. Tutti sembra abbiano vinto, cioè abbiano ottenuto ciò che chiedevano.

Come si è giunti all’accordo

Cambia la ripartizione dei 750 miliardi con i sussidi che scendono da 500 miliardi a 390 miliardi. I prestiti invece salgono a 360 miliardi. Su questo si può dire tutto e il contrario di tutto, ma hanno vinto Olanda e i Paesi frugali che chiedevano di ridurre il fondo perduto al di sotto dei 400 miliardi.

Austria, Olanda, Svezia e Danimarca hanno ottenuto questo successo per le loro richieste, nonostante Macron per esempio, fosse contrario. E tutti e 4 questi Paesi, hanno ottenuto ulteriori sconti nella loro quota di versamenti al bilancio UE.

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l’Italia cosa recupera?

Il Premier Conte è convinto di aver vinto la sua battaglia. Lo strumento per finanziare le riforme negli Stati membri sale da 310 a 312,5 miliardi, mentre il RescEu scende di poco, da 50 a 47,5 miliardi.

Per l’Italia cresce la quota di prestiti a disposizione che passa da 91 a 127 miliardi. I soldi che arriveranno, non giungeranno prima della primavera 2021 e ci sarà il vincolo di spenderli entro il 2023.

Occhio però al freno di emergenza voluto dall’olandese Mark Rutte. Per poter ottenere i fondi, occorre che la UE dia l’ok alla tabella di marcia delle riforme di ogni Paese, perché sarà il Consiglio Europeo a dover approvare i vari piani nazionali. Ma sarà ogni singolo governo a poter segnalare al Consiglio Europeo anomalie di uno Stato. Un solo Paese in pratica, potrà tirare il freno e bloccare per tre mesi i pagamenti di un altro Stato.