Autore: Giacomo Mazzarella

Unione Europea - Eurozona - Euro

Recovery Fund: ecco come andranno usati i soldi, lo dice la UE! siamo sicuri che siano a fondo perduto?

Dalle cifre alle regole per il recovery Fund, ecco cosa emerge dalle indicazioni UE.

Recovery Fund, all’Italia la quota più alta, così molti giornali hanno titolato quella che ancora una volta viene pubblicizzata come la vittoria del negoziato del nostro Premier Conte in Europa. Entusiasmo alle stelle per i rappresentanti del nostro esecutivo e per i simpatizzanti di Conte e del governo. In Italia però ormai i sentimenti e le reazioni a queste uscite piene di entusiasmo, sono contrastanti.

Si parlò di mossa epocale per il decreto liquidità, con una pioggia di miliardi per le imprese. Si parlò così all’indomani dell’Eurogruppo con Gualtieri che gongolava sui risultati raggiunti in Europa, con Sure, Mes e così via. E si gongolava pure per i due decreti emergenziali, il Cura Italia e il Rilancio, con cifre che valevano tre o quattro manovre finanziarie insieme. E adesso l’entusiasmo per il Recovery Fund è alle stelle, perché l’Italia è diventata la prima nazione come numero di soldi che arriveranno dall’Europa con questo strumento.

La fetta più grande dei 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi in trasferimenti a fondo perduto e 250 in prestiti, spetterà all’Italia. A noi infatti verranno destinati, secondo questo piano, che è ancora in sede di istruttoria ai vertici UE e che se davvero partirà, porterà la prima liquidità solo nel 2021, ben 172,7 miliardi di cui 82 a fondo perduto. «Conte ha vinto, adesso i sovranisti devono nascondersi, l’Europa c’è», sono solo l’esempio dei commenti che molti italiani hanno messo a post e articoli che trattavano l’argomento.

Ma dietro i numeri si nascondono altre verità, perché con o senza condizionalità, i soldi che l’Europa manderà agli Stati membri, anche quelli a fondo perduto, qualche controindicazione devono per forza averla. Secondo il quotidiano “Il Tempo”, prima di fare salti di gioia occorre approfondire l’argomento, soprattutto alla luce del fatto che dopo i numeri, dalla UE sono arrivate le regole per il Recovery Fund.

Le regole del Recovery Fund

Tutti i quotidiani hanno dato risalto allo strumento che l’Europa sembra intenzionata a mettere in piedi per l’emergenza economica successiva a quella epidemiologica. Anche il «Corriere della Sera» per esempio, approfondisce l’argomento, sottolineando che “il Recovery plan da 750 miliardi, di cui 500 miliardi in trasferimenti a fondo perduto e 250 in prestiti servirà alla ripresa post coronavirus e a trasformare l’economia europea in linea con le priorità individuate da Bruxelles (green, digitale, inclusione sociale)”.

Come dire, soldi si, ma li spendete come diciamo noi. Infatti difficile immaginare che i soldi Europei siano liberi da vincoli, anche quelli a fondo perduto. Tra l’altro, la componente a fondo perduto l’Italia l’ha già spesa tra decreto Cura Italia e decreto Rilancio. Immaginare che i soldi del Recovery Fund possano essere utilizzati anche per tagliare le tasse, riformare il sistema previdenziale, con uscite dal lavoro anticipate o con aumenti delle pensioni appare esercizio di pura fantasia.

Il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha chiarito che i fondi “arriveranno in tranche legate agli obiettivi di riforma”, con gli Stati che quindi saranno chiamati a indicare esattamente la destinazione dei fondi fino al 2024 con tutti gli obiettivi da raggiungere. Dombrovskis ha ribadito che “se gli Stati membri non rispettano le priorità stabilite dall’Ue e non implementano gli obiettivi, perdono i soldi di una rata”. Il Piano di ogni singolo Stato, sarà valutato da un comitato di esponenti degli Stati membri, ma l’ultima parola spetta alla Commissione. In pratica, dalla UE un no all’idea che questi soldi possano essere usati per tagliare le tasse.

I paletti del Recovery Plan

Ricapitolando, ok ai soldi per gli Stati, ma dovranno essere loro a decidere se accedere o meno, su base volontaria. Nessuna condizionalità scritta (anche se i trattati europei le prevedono eccome), ma il loro utilizzo sarà legato al raggiungimento di una serie di obiettivi di riforma e di investimento. In pratica, esistono una serie di vincoli e paletti.
Gentiloni per esempio, ha ribadito che non sono previsti interventi stile Toika per la Grecia e che non sono chiesti aggiustamenti di bilancio agli Stati.

Però, sempre Gentiloni ha ribadito che i soldi vanno indirizzati per sostenere e rilanciare le singole economie, ma sempre con il parere favorevole della UE. In pratica, ok al loro utilizzo, magari inserendoli di fianco alla manovra finanziaria già di fine 2020, ma è come dire che da adesso la manovra di Bilancio ancora di più deve essere validata da Bruxelles che fino ad oggi dava solo il suo parere, mentre adesso potrà addirittura entrare a metterci le mani dicendo cosa e come dobbiamo fare.