Autore: Dario Marchetti

Pensione - INPS

21
Ott

Quota 100, continuano le polemiche, ma la realtà dice altro

Alcuni dati reali sul provvedimento che punta a superare la legge Fornero

Su Quota 100 si è riacceso lo scontro tra le forze politiche, anche all’interno della stessa maggioranza che sostiene Giuseppe Conte. A dare nuovamente fuoco alle polveri è stata Italia Viva, la nuova formazione di Matteo Renzi, in particolare ad opera di Luigi Marattin, il quale nei giorni passati aveva indicato nel provvedimento messo in campo dal precedente governo Conte, quello formato da M5S e Lega, una minaccia per i più giovani, in quanto secondo il parlamentare renziano andrebbe ad ipotecare risorse che potrebbero invece essere destinate a politiche in grado di agevolarli. Una impostazione, quella di Italia Viva che non solo sembra fare proprie le tematiche del conflitto generazionale, ma anche non tenere nel debito conto alcuni fattori di non secondaria importanza. Andiamo a vedere quali.

Quota 100: si è speso meno del previsto

Il primo dato da prendere in considerazione, quando si parla di Quota 100, è quello relativo alla spesa effettivamente derivata dal suo varo. Risultata di molto inferiore a quanto stimato inizialmente, come confermato dal monitoraggio INPS che è stato inviato a metà settembre ai ministeri del Lavoro e dell’Economia riferendosi al numero di pensioni effettivamente accolte con i requisiti minimi di 62 anni e 38 di contributi, che sono risultate pari a circa 114mila, ovvero il 63% di quelle presentate.

Mentre le domande accolte per le uscite anticipate a 42 anni e 10 mesi (41 e 10 se donne) sono oltre 59mila, il 46% di quelle che erano state presentate. Per effetto di questi numeri, la spesa effettiva per Quota 100 e i pensionamenti anticipati senza l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita si è quindi attestata a 2 miliardi e 14 milioni al momento della rilevazione. Dando perciò luogo ad un risparmio di 1,767 miliardi rispetto a quanto era stato previsto a gennaio. Considerato come lo stanziamento per il primo anno di sperimentazione fosse di 3,781 miliardi, si possono iniziare a tirare le somme sull’esperimento.

Partendo da un punto preciso, ovvero che siano da considerare ingenerose almeno in parte le critiche elaborate dalla Ragioneria generale dello Stato, che aveva bollato il provvedimento alla stregua di un vero e proprio macigno posto sulla spesa pensionistica. Un gravame destinato ad appesantirsi di oltre 63 miliardi fino al 2036, con una crescita media di 0,2 punti di Pil l’anno, un peso che sarebbe complicato sostenere per un Paese come il nostro in cui il sistema previdenziale è considerato sostenibile, ma non sul medio lungo termine, a causa di una serie di cause strutturali.

Quota 100: i limiti

Soltanto una domanda su quattro arriva da una lavoratrice. Questo è il dato che emerge dal monitoraggio dell’INPS, considerato come su 175.995 domande presentate sino a quel momento (10 settembre) appena 45.680 provenissero dalla platea femminile.

A questo dato se ne aggiungono poi altri, che però dovrebbero essere sottoposti ad attenta riflessione. Ad esempio quello relativo al fatto che le adesioni al progetto sono inferiori del 30% rispetto alle stime governative. Va poi sottolineato come la maggior parte degli aspiranti pensionati che hanno presentato domanda (circa il 61%) vanti una età superiore ai 62 anni. Vuol dire in pratica che nel corso dell’anno prossimo e di quello successivo ci saranno meno persone sopra i 62 anni candidate all’uscita dal mondo del lavoro.

Per quanto riguarda le retribuzioni, saranno poi più leggere, sino al 6% per i dipendenti e al 4% per gli autonomi, per effetto della minore contribuzione. Infine il tasso di sostituzione, altro elemento molto importante per poter avere un quadro più esauriente della realtà. Per il quale la domanda che ci si pone è la seguente: ad ogni nuovo pensionato corrisponderà l’assunzione di un giovane?

I dati dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro

In assenza di dati certi, per ora l’unica fonte cui attingere sembra essere un report formulato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, il quale sembra smentire le premesse secondo le quali per ogni pensionato dovrebbe trovare lavoro un giovane. Dall’indagine in questione, infatti emerge che appena un giovane su tre pensionati riuscirà ad entrare nel mondo del lavoro.

E’ il dato che si desume dal fatto che a trovare posto sarebbero 116 mila under 30 a fronte dei circa 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento che sono stimati nella fase di avvio della misura. Il tasso di turnover, secondo il rapporto citato, si dovrebbe quindi fermare intorno al 37%, un numero ben lontano dalle dichiarazioni di alcuni politici che hanno fatto del provvedimento una vera bandiera.

A limitare la sostituzione sarebbero alcune dinamiche ben precise, ad esempio quella relativa al settore privato, ove molti imprenditori potrebbero approfittare della misura per riorganizzare la produzione senza procedere a nuove assunzioni. E’ stato l’Ufficio parlamentare di bilancio a fare sua questa impostazione, affermando in pratica che Quota 100 servirebbe alle imprese per ottimizzare i propri organici, ma non ai giovani per trovare un posto di lavoro. Un giudizio che prescinde però dalle esigenze produttive che potrebbero conseguire ad una ripresa dell’economia.

Una questione soprattutto politica?

Alla luce di quanto detto sinora, sembra emergere sempre di più un dato, ovvero il fatto che Quota 100 sia agitato più alla stregua di una vera e propria clava di segno politico che per offrire effettive soluzioni a lavoratori che chiedono risposte ben precise e, soprattutto, di uscire dal lavoro esercitando un proprio diritto.

Proprio l’impatto abbastanza trascurabile sui conti pubblici del provvedimento, insomma, pare sconfessare le previsioni a volte apocalittiche di partiti politici che sembrano cavalcare la tigre del conflitto generazionale, più che usare la logica. Mentre non c’entrerebbero nulla le motivazioni economiche, anche alla luce del sostanziale aplomb con cui proprio Marattin ha accolto le parole di Giuseppe Conte, secondo il quale Quota 100 è destinata a restare perlomeno per gli anni della sperimentazione prevista.

Se realmente gli equilibri del sistema pensionistico rischiassero di saltare per la fuoriuscita anticipata (con la penalizzazione che ne conseguirebbe) di alcune centinaia di migliaia di lavoratori nell’arco di alcuni anni, perché non portare all’attenzione dell’opinione pubblica un tema effettivamente di grande rilievo come quello rappresentato dalla tenuta del sistema pensionistico sul medio e lungo termine?