Autore: Dario Marchetti

reddito

12
Gen

Quasi mezzo milione di italiani non hanno potuto curarsi nel 2019

Il diritto alla salute sta diventando un privilegio, nel nostro Paese?

Uno dei diritti fondamentali dell’individuo è quello alla salute. Almeno in teoria, se si pensa che nel corso del 2019, in Italia, quasi mezzo milione di persone non ha potuto curarsi a causa delle precarie condizioni economiche. Talmente precarie da spingere queste persone a rinunciare non solo alle cure, ma anche alla prevenzione.

I dati dell’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria

A rendere noto questo dato è stato sul finire dell’anno lo studio elaborato dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria, “7° Rapporto – Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci”. Un report promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch che sembra riecheggiare i dati sulla povertà nel nostro Paese. Sarebbero circa 14 i milioni di nostri connazionali in stato di povertà assoluta o relativa. Di questi ben 473mila sono coloro che non avendo risorse disponibili o avendone in quantità limitata, decidono di sacrificare la salute a necessità considerate più impellenti.

Il dislivello di spesa

A questo dato va aggiunto poi quello relativo alla spesa sanitaria delle famiglie. Se chi si trova in una condizione non disagiata può permettersi di spendere una media di 816 euro (dato relativo al 2017), chi si trova nella fascia del disagio limita la spesa a 128 euro.
Andando a vedere più nel dettaglio, il raffronto è ancora più impietoso. In particolare per quanto riguarda la spesa per il dentista: se la media nazionale si attesta a 31,16 euro, quella dei più poveri si ferma ad un livello irrisorio, ovvero 2,19.

La retrocessione del SSN

Altro dato da tenere in considerazione è poi quello relativo al Sistema Sanitario Nazionale, ormai sotto attacco da decenni. La quota totalmente a carico dei cittadini è infatti passata, negli anni compresi tra il 2016 e il 2018, dal 37,3% al 40,3%. Mentre quella coperta dal SSN è a sua volta scesa dal 62,7% al 59,7%, ovvero ben tre punti percentuali in meno tre anni. Uno spostamento dettato solo dalla mancanza cronica di risorse pubbliche? Secondo molti no, anzi, alla base di questa evoluzione ci sarebbe una strategia politica ben precisa, la stessa che ha spinto le aziende assicurative a predisporre le proprie proposte di sanità privata per chi può permettersela.

La denuncia di Agnoletto

In un panorama simile, va quindi a cadere come un macigno la denuncia di Vittorio Agnoletto, docente di Globalizzazione e politiche della salute all’Università degli Studi di Milano. Anche secondo lui, infatti, si tratterebbe di una vera e propria scelta politica. La dimostrazione sarebbe da ricercare in una serie di studi condotti sui meccanismi che spingono molti cittadini a decidere infine di rivolgersi alla sanità privata.

Basti pensare ad esempio che in taluni casi il ticket che si paga al SSN per esami specialistici è superiore a quanto si deve versare per fare gli stessi test nelle strutture private e con liste di attesa molto più brevi. Una situazione che fa capire come la salute, nel nostro Paese, sia sempre meno da considerare un diritto e si stia invece trasformando in una sorta di privilegio, disponibile solo a chi abbia la capacità finanziaria per poterlo ottenere.