Autore: Paolo Marsico

19
Feb 2020

Prime denunce ai cittadini abbonati al cosiddetto «pezzotto»

Il lavoro della Guardia di Finanza ha portato all’identificazione di centinaia di cittadini sottoscrittori di abbonamenti illegali alla paytv

Denunciati alcuni cittadini, clienti di quello che ormai è più noto come il “pezzotto”, e cioè abbonamenti illegali alle pay tv per la visione di: eventi sportivi, cinema, intrattenimento e quanto di meglio possa offrire la tv, solitamente a pagamento. Numerosi nei mesi scorsi i servizi e gli approfondimenti sul caso, che ha visto un’impennata assoluta dei “clienti” a questo tipo di servizio, dal costo particolarmente ridotto che però al consumatore finale risulta assolutamente soddisfacente.

223 denunce

Il Nucleo speciale beni e servizi ha infatti individuato 223 cittadini, che hanno usufruito di questo tipo di abbonamento illegale, cittadini che in caso di condanna si vedranno confiscati: televisore, computer o smartphone. Infatti la legge sul diritto d’autore, prevede confisca degli strumenti utilizzati, oltre che a rischiare la reclusione fino a otto anni e una multa fino a 25mila euro.

Il fenomeno

L’attività della Guardia di Finanza è volta allo smantellamento di uno dei più imponenti circuiti di distribuzione illecita di contenuti, la iptv (internet protocol television), attraverso il quale, gli “addetti ai lavori”, acquisiscono e ricodificano i palinsesti televisivi delle maggiori piattaforme solitamente a pagamento (Sky, Dazn, Mediaset Premium, Netflix, Prime Video), con la finalità di distribuirli sulla rete sotto forma di flusso di dati ricevibile dall’utente finale, previa sottoscrizione di un abbonamento, chiaramente illecito ed acquisto di un decoder o anche più semplicemente attraverso pc, smart-tv, tablet e smartphone.

Una rete estremamente estesa

Le indagini della Guardia di Finanza, hanno come finalità principale l’individuazione della principale centrale di trasmissione dei segnali illegali citati in precedenza, realtà che sottintende una complessa organizzazione formata da decine di “reseller” e centinaia e centinaia di clienti.

E’ chiaro che la sottoscrizione di certi abbonamenti, preclude la condivisione con vere e proprie realtà criminali dei propri dati personali, inclusi quelli anagrafici ed in alcuni casi anche bancari. Infatti basta pensare che spesso i pagamenti avvengono anche attraverso carte prepagate, rischiando tra l’altro di lasciare traccia di tali attività illecite, ed esponendosi tra l’altro a rischi informatici di svariate nature.